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23 agosto 2007
Cia Brindisi
AUMENTO INDISCRIMINATO DEI PREZZI PER I GENERI DI PRIMA NECESSITA’:

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Ci risiamo: si annunciano da parte del mondo della trasformazione forti rincari per il pane, la pasta, il latte ed i suoi derivati adducendo il tutto all’aumento della materia prima quale grano e latte. Nulla di più falso. È necessario, a riguardo, che si faccia subito chiarezza secondo la CIA (Confederazione Italiana Agricoltori) di Brindisi. Un chilo di grano duro viene pagato oggi al produttore agricolo italiano ad un prezzo compresso tra 0,26 ai 0,28 euro, mentre un chilo di pane viene acquistato dal consumatore dalle 2,50 alle 3,00 euro. Un litro di latte viene pagato all’allevatore 0,34 euro mentre il consumatore lo acquista a 1,30 – 1,50 euro.

 

Questi sono solo gli esempi più a portata di consumatore per sottolineare quanto incide la materia prima nella costituzione del prezzo finale del prodotto trasformato o manipolato – precisa il presidente provinciale della C.I.A. di Brindisi Luigi D’Amico -. Incide praticamente in minima parte. Addossare, dunque, colpe al mondo della produzione agricola quando si annunciano aumenti indiscriminati dei prezzi relativi ai beni di largo consumo o di prima necessità è del tutto falso. Il mondo agricolo, invece, il più delle volte subisce le leggi di mercato dettate dai commercianti e trasformatori industriali. Comunque il prezzo del grano duro – continua D’Amico -, se di qualità come quello prodotto nelle nostre zone, non è remunerativo per il produttore neanche ad un prezzo al quintale di 26-28 euro, figuriamoci al prezzo applicato lo scorso anno pari a 13-15 euro al quintale (senza che vi fossero delle riduzioni sul prodotto trasformato ed a favore dei consumatori). Anche in conseguenza dell’applicazione della nuova P.A.C. (Politica Agricola Comunitaria) – spiega ancora il presidente provinciale della C.I.A. di Brindisi -, che ha scollegato i premi dalle produzioni agganciandoli invece a dei titoli storici maturati dai produttori in annate prese a riferimento accentuando le riduzioni di produzioni agricole (come sta accadendo per il grano duro), bisogna incentivare le filiere consentendo di programmare le produzioni in rapporto a cosa richiede il mercato, ed evitare quindi carenze o eccessi di produzioni che hanno da sempre condizionato il prezzo dei prodotti medesimi. Questo – conclude D’Amico - anche per garantire la qualità e la garanzia alimentare  (quindi a garanzia del consumatore) dall’immissione sul mercato di prodotti primari o trasformati di indubbia provenienza i quali, forse,  diventano prodotti italiani, evitando inoltre forti e repentini aumenti come quelli che oggi da più parti si stanno annunciando”.

 


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