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31 luglio 2007
Imprese
SI RISCRIVONO I «CONTRATTI DI FILIERA»

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Una bozza di decreto fissa nuovi requisiti e regole per ottenere i contributi, con un Budget di 300 milioni.

Lo strumento introdotto dalla Finanziaria 2003 viene riproposto ma con sostanziali modifiche per quanto riguarda soggetti proponenti, beneficiari e modalità di attuazione. In gioco ci sono le risorse assegnate dal Fondo rotativo per il sostegno alle imprese. Al Mipaaf in particolare sono stati attribuiti 300 milioni per l’attuazione dei contratti di filiera, dei contratti di distretto e di operazioni di riordino fondiario. Il Mipaaf, di concerto con l’Economia e lo Sviluppo economico, ha messo a punto una bozza di decreto con i nuovi criteri di accesso alle agevolazioni. Cambia completamente la «filosofia» dei nuovi contratti di filiera che saranno equiparati, nelle modalità attuative, ai contratti di programma. I progetti continueranno a essere inviati allo sportello del Mipaaf, ma l’istruttoria sarà fatta dalle banche e dunque non ci sarà più l’assegnazione all’Isa. Ma vediamo le novità della bozza di decreto che potrebbe comunque essere soggetta a ulteriori interventi correttivi.
Intanto trova spazio tra le filiere interessate quella agroenergetica che consiste, come spiega il decreto, nell’insieme delle fasi di produzione, trasformazione e commercializzazione di biomasse di origine agricola e di prodotti energetici. Sparisce il vincolo delle «almeno» tre regioni coinvolte nel programma. Resta solo l’obbligo di sviluppare «un programma di investimenti a carattere interprofessionale e di rilevanza nazionale in un ambito territoriale multiregionale».
La bozza del provvedimento stabilisce che i contratti di filiera possono essere proposti dalle cooperative agricole a mutualità prevalente e dunque potrebbero essere compresi i consorzi agrari equiparati alle coop dalla legge 233/2006, da consorzi di Pmi agricole, agroalimentari e agroenergetiche. E ancora, le società costituite da soggetti che svolgono l’attività agricola e le imprese industriali e/o commerciali a condizione che il 51% del capitale sociale sia posseduto da imprenditori agricoli, coop e loro consorzi, da associazioni temporanee di imprese e da rappresentanze dei distretti rurali e agroalimentari secondo quanto previsto dal Dlgs 228/2001.

Beneficiari delle agevolazioni sono le Pmi agricole, le coop, le organizzazioni dei produttori, i consorzi di tutela, le società costituite da imprese agricole e commerciali e industriali. Sono fissati anche dei limiti agli investimenti ammissibili che devono essere compresi tra un minimo di 5 milioni e un massimo di 50. Nella vecchia edizione c’era solo un limite minimo pari a 7 milioni.
Le agevolazioni sono concesse nella forma di contributo in conto capitale che non può superare il 25% degli investimenti e di finanziamento agevolato che non può essere inferiore al 25% dell’investimento. Le agevolazioni possono coprire il 100 degli investimenti destinati alla ricerca.

Fonte: Agrisole


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