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08 ottobre 2006

E' LA BOSSI-FINI IL VERO PROBLEMA DELL'AGRICOLTURA

Riportiamo il testo integrale dell'articolo del Presidente della Cia Puglia Antonio Barile pubblicato sulla Gazzetta del Mezzogiorno del 5 ottobre 2006. L'articolo esprime le valutazioni della Cia Puglia relative alla proposta di legge dell'Assessore regionale al Lavoro Marco Barbieri sull'emersione del lavoro nero.

 

La proposta di legge dell’assessore regionale al Lavoro Marco Barbieri “Disciplina in materia di contrasto al lavoro non regolare” è una risposta fuorviante rispetto al fenomeno del lavoro nero in agricoltura. Gli indici di congruità, previsti per calcolare in modo presuntivo il fabbisogno di manodopera delle imprese, pena la perdita di contributi comunitari, nazionali e regionali, e la comunicazione almeno due giorni prima dell’effettivo inizio del rapporto di lavoro,  non sono assolutamente la risposta al fenomeno abbietto dei maltrattamenti subiti dai lavoratori immigrati clandestini, denunciato dall’articolo dell’Espresso nei giorni scorsi. Articolo per la verità giunto in forte ritardo rispetto al reportage della Gazzetta pubblicato più di un anno fa. 

La proposta di legge dell’assessore Barbieri elude la causa principale che è alla base del fenomeno di oppressione schiavistica dei lavoratori immigrati registrato dal giornalista dell’Espresso nella raccolta del pomodoro presso alcune aziende agricole. Per dare soluzioni efficaci occorre partire da un’analisi corretta della situazione. Sono migliaia i produttori di pomodoro, la stragrande maggioranza, che agiscono con umanità e spirito di solidarietà, e condividono la stessa fatica, lo stesso pasto dei lavoratori immigrati impegnati nelle loro aziende e pagano lo stesso salario che riconoscono ai lavoratori agricoli italiani. Sono invece una minoranza assoluta i delinquenti,  per lo più provenienti dalla Campania, mediatori legati ad alcuni conservifici, che praticano un’agricoltura predatoria. Affittano centinaia di ettari irrigui per coltivare pomodoro e massimizzano i profitti con ogni mezzo, anche i più spregevoli, compreso il ricorso a caporali extracomunitari e neocomunitari senza scrupoli.  Questi signori se ne infischiano della proposta di legge Barbieri. Forse temono soltanto il codice penale.

Il nodo vero è la legge Bossi-Fini ! Una legge che obbliga alla clandestinità migliaia di immigrati, inermi di fronte ai caporali. Sono le norme della Bossi-Fini a impedire l’utilizzo corretto degli immigrati senza permesso di soggiorno nei lavori stagionali richiesti dalle coltivazioni agricole pugliesi a forte impiego di manodopera. E’ una legge assurda che penalizza le imprese agricole pugliesi che assumono più del 90% lavoratori stagionali per fasi colturali molto brevi e difficilissime da programmare in anticipo.  E’ positivo che ieri il segretario regionale di Rifondazione Comunista Nicola Fratoianni  abbia centrato il suo ragionamento proprio sulla Bossi-Fini. Chiediamo al governo regionale, pertanto, di sospendere l’iter di approvazione del disegno di legge Barbieri e valutare le proposte della Cia Puglia per combattere  davvero il lavoro nero e liberare i lavoratori immigrati dalla soggezione in cui sono costretti dalla Bossi-Fini e sostenere la competività delle imprese agricole sane, che subiscono la concorrenza sleale di quelle che operano fuori dalle regole. 

Cambiare la legge Bossi-Fini e consentire alle aziende agricole l’assunzione presso il Centro territoriale per l’impiego anche dei lavoratori immigrati senza permesso di soggiorno.

Affidare agli enti bilaterali delle organizzazioni sindacali e datoriali agricoli compiti di orientamento al lavoro degli immigrati e di informazione delle imprese agricole.

Ridurre a metà di quelli attuali i costi contributivi Inps per l’assunzione dei lavoratori agricoli , portarli nella media europea, incentivando per questa via l’emersione.

Predisposizione da parte delle amministrazioni comunali di piani di accoglienza per il soggiorno dei lavoratori immigrati presso  le strutture pubbliche e private.  

Al presidente Nichi Vendola diciamo che la Puglia non ha bisogno di grida manzoniane per rintuzzare un fenomeno grave e odioso, parecchio amplificato, non molto dissimile da quelli presenti in altre regioni italiane. Non vorrei che ci fossero in giro interessi oscuri tesi a rendere opaca l’immagine della nostra regione  specialmente in questo momento che vede la Puglia brillare nel contesto nazionale e internazionale, anche grazie al nuovo corso politico rappresentato dalla presidenza Vendola. Non deve meravigliare se in alcuni ambienti vi sia un prurito  intellettuale che tende a dimostrare un ossimoro assurdo: la Puglia del comunista Vendola uguale terra di schiavi. Non possiamo permettere che venga cancellato lo spirito di accoglienza che ha sempre caratterizzato le popolazioni pugliesi, specialmente negli ultimi quindici anni. Non possiamo accettare la criminalizzazione del mondo agricolo pugliese e venga infangata la nostra memoria storica fatta di lotte per la terra e il riscatto sociale di migliaia di contadini. Non lasciamoci prendere la mano da qualche giornale in cerca di scoop a tutti costi. Scendiamo in campo tutti, agricoltori, lavoratori agricoli, istituzioni democratiche e forze dell’ordine, e cacciamo dal contesto civile delinquenti e briganti che operano nell’agroalimentare, affamando la maggioranza degli agricoltori pugliesi con i prezzi bassi dei prodotti agricoli, il dumping economico e sociale, fatto di importazioni illegali e sfruttamento disumano dei lavoratori.

All’ex assessore all’agricoltura Marmo, infine, gli diciamo che prima di ergersi oggi a difensore degli agricoltori, guardi in casa propria e mediti sulle conseguenze nefaste che la Bossi-Fini sta determinando nelle campagne e si chieda dov’era quando le organizzazioni professionali agricole, tra cui la Cia, ne denunciavano i limiti. E non pensi di approfittare della rabbia che serpeggia nel mondo agricolo per farci dimenticare che l’agricoltura pugliese di oggi è vittima della lunga assenza di politica agraria durante il suo governo regionale. Negli ultimi cinque anni gli agricoltori non hanno avuto bisogno degli indici di congruità della proposta Barbieri per non ricevere centinaia di milioni euro di finanziamenti comunitari del Por. Semplicemente non sono stati spesi.

Non permetteremo a nessuno di tracciare un nuovo solco tra agricoltura e società. Dieci anni fa l’incapacità d’interpretare il malessere degli agricoltori da parte degli eredi di Moro, Lattanzio, Sereni e Di Vittorio spinse una parte importante del mondo agricolo nelle braccia di demagoghi e populisti della destra più retriva, segnando in Puglia una fase  politica fino all’altro ieri. Per evitare il ripetersi della stessa storia non si possono far svanire i valori dell’agricoltura nelle tenebre di una visione manichea. Sarebbe oltretutto masochistico proprio ora che il ministro Paolo De Castro sta chiudendo positivamente l’annosa vicenda della debitoria Inps.

Presidente Vendola, se ha un po’ di fiducia negli argomenti di una grande organizzazione come la Cia Puglia, i cui valori affondano in quell’humus comune in cui si è alimentata la Sua e la nostra coscienza democratica,  si prenda del tempo e vedrà che con il contributo di tutte le organizzazioni professionali agricole troveremo una soluzione condivisa. 

 

Antonio Barile

Presidente Cia Puglia 

Confederazione italiana agricoltori

 

Alleghiamo qui di seguito l’articolo uscito oggi sulla “Gazzetta del Mezzogiorno”