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15 marzo 2013
IMPRESE: IN AGRICOLTURA “CREDIT CRUNCH” DA RECORD, -22% DI EROGAZIONI NEL 2012

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La Cia commenta i dati diffusi oggi dall’Ismea: il valore di prestiti e finanziamenti al settore primario scende ai livelli più bassi dal 2008. Tre aziende su cinque denunciano difficoltà enormi nell’accesso al credito. Ma così si riducono di netto gli investimenti e si fa sempre più fatica a pagare salari e fornitori. Tante le imprese agricole costrette a chiudere: solo l’anno scorso sono state 17 mila.

Il “credit crunch” nel settore primario ha raggiunto ormai livelli insostenibili, con tre imprese su cinque che denunciano difficoltà enormi nell’accesso a finanziamenti e prestiti. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, commentando i dati Ismea diffusi oggi che segnalano una flessione record di oltre il 22 per cento del credito agrario nel 2012, pari in termini assoluti a 613 milioni in meno assegnati nell’anno alle aziende del comparto.

Il valore delle erogazioni all’agricoltura scende in questo modo ai livelli più bassi dal 2008, con conseguenze devastanti per il settore. Le aziende già pagano il conto della crisi, dell’Imu e dei maggiori obblighi fiscali, dell’aumento dei costi produttivi -osserva la Cia- e con la stretta creditizia (e i tassi di interesse sui prestiti molto più alti) non solo sono costrette a ridurre di netto gli investimenti e l’innovazione, ma fanno sempre più fatica a pagare salari e fornitori.

Le conseguenze dell’assenza di liquidità sono chiare e drammatiche: molte aziende, soprattutto le più piccole, sono costrette a chiudere i battenti: soltanto nel 2012 -ricorda la Cia- l’agricoltura ha perso 17 mila imprese, schiacciate dall’impossibilità di far fronte agli oneri tributari e contributivi, ma soprattutto ai rincari di tutte le principali voci di spesa agricole, con l’energia lievitata nel 2012 dell’11,4 per cento, i concimi del 6,2 per cento, le sementi del 6 per cento e i mangimi del 5,5 per cento.       

Ma il sistema agroalimentare è fondamentale per l’economia, non si può disperdere in questo modo una risorsa vitale per la ripresa del Paese che vale il 15 per cento del Pil. Ecco perché dalle Istituzioni deve arrivare un impegno serio a sostegno del settore -conclude la Cia- che vada nel senso di un miglioramento dell’accesso al credito, di una riduzione dei costi e di una semplificazione amministrativa e fiscale.

 

Fonte: Cia Nazionale

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