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05 ottobre 2012
STORIA DI UN UCCELLO "IMMORTALE": IL PAVONE E LA "PAVOLATRIA" TRA ORIENTE E OCCIDENTE (XXIIa parte)

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Su graffiti, sculture e dipinti nelle catacombe si trovano spesso rappresentati due pavoni, messi uno di fronte all’altro, che senza fare la ruota si abbeverano a un vaso, simbolo di coppa dell'immortalità e di rinascita spirituale, di Fontana della Vita e anche di calice eucaristico. I due pavoni, elemento di probabile origine irano-sassanide tramite la diffusione della dottrina manichea (e poi catara), sono mediatori fra il cielo e la terra. Mai abbandonano la fonte sacra della vita. Uno di essi presiede alla nascita, alla luce e alla venuta dell'essere umano in questo mondo; mentre l'altro simboleggia la morte, l'oscurità e il passaggio all'altro mondo. Nell'affresco dell'ipogeo della via Latina, sotto l'arcosolio, dove Ercole conduce Alcesti dal marito, il vaso trabocca di frutti che sembrano acini d'uva. Anche quest'immagine richiama alla mente la promessa di vita eterna da parte del Cristo. Ma secondo Schneider i pavoni accanto a un vaso o a una fonte simboleggerebbero gli angeli. Le ore mistiche del pavone, sostiene, situate fra giorno e notte, e la "posizione" di questo uccello nello spazio, fra cielo e terra, lo avvicinano a Ermes-Mercurio e nell'ambito del cristianesimo ai messaggeri divini. I pavoni che circondano il simbolo di Cristo sul sarcofago di Teodoro nella chiesa di Sant'Apollinare in Classe rappresentano probabilmente degli angeli. Sebbene i pavoni non siano frequenti come i leoni, i buoi e le aquile, è importante rilevare che pure i pochi manoscritti balcanici conosciuti riproducono anche il pavone vicino all'albero della vita o alla fonte sacra. Stesso significato assunse del resto il pavone sui sigilli mistici del Medioevo, dove si vedono due pavoni che piluccano i frutti dell'Albero della vita, come vediamo ad esempio sul magnifico sigillo risalente al XIII secolo del priore di Saint-Ouen des Gats, che si trova vicino Mareuil, nella Vandea. L'albero della vita circondato da animali, specie dai pavoni, appare d'altronde in molte altre tradizioni dall'Egitto alla Persia all'India (da dove forse si è originata). La credenza nell'immortalità del pavone perdurò infatti nel Medioevo (sebbene nell'arte romanica come elemento iconografico fosse molto più raro rispetto all'arte paleocristiana forse anche perché spesse volte è difficile distinguere il pavone dalla fenice, il cui simbolismo è similare) come dimostra questo passo dei "Sermoni" di Sant'Antonio di Padova (1195-1231): «C'è da osservare che il pavone perde le penne quando il primo albero perde le foglie. Successivamente gli rispuntano le piume quando gli alberi cominciano a mettere le foglie. [...] Poi nella resurrezione finale, quando tutti gli alberi, cioè i santi, incominceranno a sbocciare e verdeggiare, allora colui che ha rifiutato le penne delle cose temporali, riceverà le piume dell'immortalità». Divenne inoltre, in base alla stessa simbologia di immortalità, attributo di alcuni santi. Il pavone di San Liborio, infatti, vescovo di Le Mans, vissuto nel IV secolo, allude all'esemplare che nell'836 accompagnò la traslazione delle sue reliquie a Padeborn, di cui egli divenne patrono. Ancora un pavone è inoltre emblema di san Guntero, un eremita delle foreste tra la Baviera e la Boemia vissuto nell'XI secolo, a ricordo di un episodio della sua vita: un giorno l'imperatore del Sacro Romano Impero Corrado II detto il Salico (990 circa-1039), di cui il santo fu per qualche anno consigliere, gli fece servire a tavola un pavone per costringerlo a rompere l'astinenza. Ma Guntero non soltanto lo rifiutò, ma lo riportò in vita facendolo volare via. E' stato notato da alcuni studiosi come nell'arte romanica il pavone, quale elemento iconografico, fosse molto più raro rispetto all'arte paleocristiana forse perché spesse volte risulti difficile da distinguere rispetto alla fenice, il cui simbolismo è similare.

(continua nel prossimo articolo...)

Marco Miosi (antropologo culturale) 


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