Attenzione

se stai leggendo questo testo significa che il tuo browser non supporta i fogli di stile (CSS). Se stai usando uno screen reader, prosegui con la navigazione, altrimenti segui le istruzioni su come aggiornare il tuo browser.
 
Header - Logo CIA

Ricerca

 

Area Riservata

 
 


Colonna Centrale: Contenuti

Percorso corrente:

30 settembre 2012
STORIA DI UN UCCELLO "IMMORTALE": IL PAVONE E LA "PAVOLATRIA" TRA ORIENTE E OCCIDENTE (XXIa parte)

catacombe_priscilla_1.jpg

Sulla scia delle credenze pagane, infatti, i cristiani idearono il simbolo della resurrezione e l'eco della credenza sull'incorruttibilità della carne di questo volatile si ritrova in Sant'Agostino d'Ippona (354-430 d.C.) nella sua "La città di Dio" (XXI, 4): «Questo fatto sembra incredibile a udirsi; eppure accadde che un giorno a Cartagine ci fu presentato questo volatile arrosto e dopo avere tolto dal suo petto della carne in quantità che ritenemmo sufficiente ordinammo che fosse conservata. Dopo tanti giorni, quanti sarebbero bastati a fare marcire qualunque carne arrosto, ci fu servita di nuovo senza che offendesse minimamente il nostro odorato. Fu di nuovo conservata per più di trenta giorni e ritrovata tale e quale, e così dopo un anno, quando la trovammo soltanto un po' più rinsecchita e ridotta. [...] Chi, se non Dio, creatore di tutte le cose, ha dato alla carne del pavone il potere di non decomporsi?». Anche il vescovo e santo spagnolo Isidoro di Siviglia (560-636 d.C.), nelle sue "Etymologiae", sosteneva che la carne del pavone «è così dura che imputridisce con difficoltà e si cuoce a fatica». Più in là nei secoli, nella Francia medievale, si pensava ancora che l'applicazione del sangue di pavone, o della sua carne sanguinante, sulle ferite più gravi potesse agire come un rimedio eccezionale contro la cancrena e, fino ai primi del XX secolo, nelle campagne francesi, si credeva che le ferite del pavone, anche le più gravi, non fossero mai colpite da suppurazione o infiammazione. Sull'esempio dei dipinti tombali pagani, i cristiani dipinsero pavoni senza ruota in molte catacombe romane e nei sarcofagi (come quelli conservati nel Museo Pio Cristiano in Vaticano) quali simboli di resurrezione. Il simbolismo è più evidente nel pavone con ramo di palma nel mosaico del IV secolo del mausoleo di Santa Costanza e a Santa Prassede di Roma, costruita nell'822 da papa Pasquale I: sull'abside di quest'ultima chiesa si vede il Cristo in trono sul cui capo plana la mano divina del Padre che esce da un gruppo di nuvole, mentre sulla terra appare fra le palme, emblemi di gloria e di resurrezione, un pavone con la testa nimbata come promessa di resurrezione per le pecorelle, a loro volta simboli dei fedeli. Al Risorto per antonomasia, al Cristo, venne consacrato il pavone che fa la ruota (nel simbolismo cristiano, la coda del pavone venne usata anche per simboleggiare l’occhio onnipotente e onniscente di Dio e della Chiesa), come per esempio nelle catacombe romane di Santa Priscilla, dove appare all'interno di un cerchio di foglie di lauro, o in una tomba cristiana del III secolo, situata sotto la chiesa di San Sebastiano a Roma, dov'è incorniciato in una conchiglia. Talvolta, come per esempio nelle catacombe romane di Santa Priscilla, di Sant'Agnese e dei Santi Pietro e Marcellino, è rappresentato non soltanto con la ruota che si dispiega sopra la testa, ma anche con le zampe sul globo del mondo: simbolo di Cristo dominatore e sovrano del mondo (spesso il pavone appare tra gli animali presenti nella "stalla" della Natività). Su un epitaffio romano del 341 si vede un pavone che, col petto ornato da una croce, porta al defunto un rametto di alloro, promessa della futura resurrezione e della comunione divina. Il Pavone-Cristo, come il Pellicano-Cristo, fu posto anche sulla cima della croce, come testimonia una piccola croce di bronzo che proviene da una lampada del IV secolo. Su un'altra lampada, ora al Musée des Grandes Ecoles di Poitiers, in Francia, campeggia con una ruota che ne occupa tutta la conca. Oltre al Cristo risorto il pavone ha simboleggiato il Salvatore che conduce le anime in paradiso, sulla scia della tradizione pagana che lo considerava come lo psicopompo delle imperatrici. Su una lampada cristiana di epoca romana lo si vede, con le ali ripiegate, che porta sul dorso un pavoncino, mentre altri quattro figliolini corrono intorno alla lampada. Nella cristianità inoltre, retaggio forse del pitagorismo presente nella tarda paganità, il pavone ispirò l'anima del fedele e la visione diretta di Dio da parte dell'anima, come nell'epitaffio di Agapito, un'iscrizione funeraria del III secolo nelle catacombe di Domitilla in Roma, dove il pavone è di fronte a un'ancora, simbolo di Cristo ma anche della speranza.

(continua nel prossimo articolo...)

Marco Miosi (antropologo culturale)


I Nostri Partner:

CIA - Confederazione Italiana Agricoltori
-
-
CIHEAM - IAMB (apertura in una nuova finestra)
-
Codita (apertura in una nuova finestra)

Finanziatori:

Regione Puglia
spacer
Unione Europea
intervento cofinanziato dall'U.E. F.E.S.R. sul POR Puglia 2000-2006
Misura 6.2 POR Puglia
Azione C "Sviluppo delle imprese e delle professioni"
Valid HTML 4.01 Transitional 
-
Valid CSS! 
-
Level Triple-A conformance icon, W3C-WAI Web Content Accessibility Guidelines 1.0

-
Cia Puglia, Via S. Matarrese, 4 - 70124 Bari - Tel 080.5616025 Fax 080.5641379 COD. FISC. 80016260723 - info@scianet.it
www.scianet.it é una testata giornalistica on line iscritta nel Registro della Stampa del Tribunale di Bari al n° 37/07.
Direttore responsabile: Antonio Barile