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15 giugno 2012
STORIA DI UN UCCELLO "IMMORTALE": IL PAVONE E LA "PAVOLATRIA" TRA ORIENTE E OCCIDENTE (XIa parte)

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Secondo una falsa opinione, i pavoni vennero introdotti in Grecia per la prima volta da Alessandro Magno (356-323 a.C.) dopo averli incontrati nella valle dell'Indo durante le sue conquiste. In realtà, come abbiamo visto in precedenza, i pavoni erano già noti in Grecia almeno dal V secolo a.C. E' però certo che l'incontro tra il condottiero macedone e i pavoni in India lo rese tanto affascinato da queste creature da minacciare di punire severamente coloro che ne avessero ucciso anche un solo esemplare. E' quindi probabile che decise di portare diversi di questi esemplari in Grecia ma nel IV secolo a.C. i pavoni ormai erano allevati con successo tanto in Grecia quanto nel Vicino Oriente e in Persia per cui non dovettero costituire un'assoluta novità. Sappiamo infatti dallo scrittore peripatetico Clearco di Soli, vissuto nel IV-III secolo a.C., che, stando ad un suo racconto, nell'isola di Leucadia (attuale Lefkadia nelle Isole ionie) un pavone si innamorò così tanto di una fanciulla che quando questa morì anche il volatile venne meno (in effetti il pavone tende ad affezionarsi a chi lo cura). Lo scrittore greco Ateneo di Naucrati (nel suo "Deipnosophistai", ovvero "I dotti a banchetto"), vissuto tra il II e il III secolo d.C., riporta dell'apprezzamento di cui godevano le uova di pavone presso alcuni "cuochi" vissuti presumibilmente nel IV secolo a.C.: «Epeneto ed Eraclide di Siracusa in "Arte culinaria" affermano che le uova di pavone eccellono sulle altre; seguono per qualità quelle d'oca; essi valutano le uova di gallina terze». Le penne di pavone inoltre iniziarono anche ad essere adoperate per la confezione di ventagli pregiati in Grecia e secondo un racconto sembra che ragazze infelici in amore avessero dedicato questo tipo ventagli alla dea Afrodite per riceverne in cambio il successo amoroso. Aristotele (384 circa - 322 a.C.), l'istitutore di Alessandro Magno, si riferiva a quest'animale come all'"uccello persiano" sulla scia dei commediografi del V secolo a.C. ed è stato uno dei primi a descriverlo secondo una prospettiva "naturalista" e "scientifica": aveva notato che il pavone vive 25 anni, fa la muta in autunno e le nuove penne ricrescono la primavera seguente; si riproducono una volta all'anno, iniziando all'età di tre anni; si accoppiano in primavera, i primi riproduttori depongono circa 8 uova, ma in seguito fino a 12, con un intervallo di due o tre giorni fra un uovo e l'altro; le uova si schiudono in 30 giorni o un po' di più; il cibo andrebbe posto vicino alla femmina che cova per evitare che abbandoni il nido, mentre alcune uova andrebbero poste sotto una chioccia domestica, perché i pavoni abitualmente volano verso i loro compagni intenti a covare e rompono le loro uova. Sappiamo inoltre che in epoca ellenistica il pavone incontrò una popolarità sempre crescente: nelle raffigurazioni di questo periodo il carro di Hera risultava trainato da pavoni (un esempio simile è costituito da una terracotta attica non datata ritraente Eros che monta su un carro rudimentale trainato da due pavoni) e pavoni ingabbiati compaiono nella grande processione alessandrina del re d'Egitto Tolomeo II Filadelfo (308-246 a.C.). Dal serapeo di Menfi (Saqqara, Egitto), del IV-III sec. a.C., inoltre, provengono diverse statue di pavone tra cui ve n'è una in cui un Dioniso adolescente è seduto a cavalcioni su una di esse (che si tratti di un residuo ormai svuotato del suo significato originale dell'iconografia indiana del pavone inteso come vāhana di divinità?).

(continua nel prossimo articolo...)

Marco Miosi (antropologo culturale) 


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