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25 ottobre 2012
IL MERCATO DELL’OLIO NON CONOSCE LA CRISI

L’olio extravergine d’oliva cresce nell’ultimo anno di un +6%. L’85% dei consumatori vuole un olio italiano. nella media degli altri prodotti e’ il 74% del campione a considerare l’italianità un fattore irrinunciabile per i propri acquisti.

Solo 5 italiani su 1000 sono in grado di “qualificare” e analizzare un olio, utilizzando le proprie capacità sensoriali.

 

All’olio non si rinuncia e, pur in tempi di crisi, rimane uno dei prodotti principe sulla tavola degli italiani. Secondo un’analisi di Coop, Cia e Alleanza delle Cooperative Italiane Agroalimentari, il mercato dell’olio extravergine d’oliva cresce nell’ultimo anno di un 6% in volume e di un 4,8% in valore. L’85% dei consumatori intervistati in un recente sondaggio Coop vuole un olio italiano e proprio l’olio è il prodotto sulla cui origine non si tratta. Tanto che c’è un gap di 10 punti percentuali con la media degli altri prodotti testati come la pasta, la carne, l’ortofrutta: in questi casi è il 74% del campione a considerare l’italianità un fattore irrinunciabile per i propri acquisti.

 

Olio: la produzione in Italia - Benché la pianta dell’olivo sia caratteristica della flora mediterranea e nonostante l’importanza che ha l’olivicoltura nell’economia agricola italiana, specie di alcune regioni, la produzione di olio non è ancora sufficiente a coprire i fabbisogni interni.

La superficie in ettari coltivata ad olivi in Italia è superiore alla superficie di qualunque altra specie con circa 1.200.000 ettari contro il 1.000.000 di ettari destinati ai vigneti. Le piante di olivo in produzione in Italia sono circa 160 milioni. I paesi produttori, oltre all’Italia, sono: Spagna, Grecia, Tunisia, Turchia, Siria, Marocco, Libia, Portogallo, Argentina, Algeria, Iugoslavia, Albania, Crimea (URSS), Israele, Libano, Giordania, Iraq, Cipro, Francia, Egitto, Cile, Stati Uniti, Messico, Perù, Uruguay, Brasile. Tra i Paesi emergenti si segnala l’Australia, dove la produzione va aumentando di anno in anno.

Nel nostro Paese, non considerando le annate disastrose per eventi meteorologici di particolare virulenza, si producono, mediamente, circa 450 mila tonnellate di olio d’oliva per un valore di circa 3,5 miliardi di euro, contro l’attuale produzione della Spagna che supera il milione di tonnellate.

Sono oltre 1,2 milioni gli italiani che fanno olio, anche se la maggioranza di essi producono quantitativi destinati al consumo familiare. La superficie media aziendale è di poco inferiore ad un ettaro. La marcata frammentazione produttiva dell’olivicoltura italiana è dovuta, in parte, alla particolare situazione orografica delle superfici olivicole (67% in collina e 11% in montagna), oltre che alla scarsa mobilità fondiaria che caratterizza l’agricoltura italiana. A questi fattori si aggiunge la scarsa trasparenza del mercato al consumo, che poco incentiva le aziende a valorizzare il prodotto. Circa il 60% delle aziende ha meno di 100 alberi mentre il 78% non supera la dotazione di 250 olivi, con una quota di olio prodotto pari al 46% del totale. Soltanto il 12% delle aziende è caratterizzato da una struttura produttiva con più di 250 piante, mentre appena l’1,3% ha in dotazione un numero di alberi superiore a mille. Queste ultime detengono però una quota di olio prodotto pari a un quarto del totale.

 

 

Olio, un alimento complesso e un mercato difficile- L’olio d’oliva è un prodotto dalle indiscusse virtù, per il palato e per le comprovate proprietà salutistiche. Si tratta, comunque, di un alimento molto complesso, sia a livello organolettico quanto chimico, che nasce però dalla semplice trasformazione di olive in olio. Le caratteristiche intrinseche del frutto, le corrette procedure di raccolta, le tempistiche e la molitura (frangitura) determinano la qualità finale del prodotto. L’olio d’oliva, in tutte le sue declinazioni e classificazioni, è un alimento-condimento molto consumato nel nostro Paese e, purtroppo, anche molto poco “conosciuto” dalla stragrande maggioranza delle persone. Anche se c’è da rilevare, tra i consumatori, una crescente attenzione verso l’approfondimento della conoscenza dell’olio d’oliva, siamo ancora lontani dai livelli di “saperi” raggiunti nel mondo dei vini. Meno di 5 italiani su 1000 sono in grado di “qualificare” e analizzare un olio, utilizzando le proprie capacità sensoriali. Pochi di più sono quelli che percepiscono al palato i difetti anche importanti del prodotto (come acidità, muffe ecc.). A questo va aggiunto che le norme e le leggi sulla commercializzazione, che hanno accompagnato in passato questo prodotto, non sono andate nella direzione della trasparenza e della chiarezza per il consumatore.

In questo scenario di massima, hanno trovato spazio di manovra azioni delinquenziali e truffaldine: miscele tra oli d’oliva scadenti, miscele di oli con altri estratti (semi, nocciolino), oli di provenienza diversa da quella annunciata in etichetta, oli difettati, corretti chimicamente (deodorati) poi colorati con clorofilla, e via di questo passo. Un corollario di sofisticazioni, truffe, frodi e “tarocchi” che hanno fatto conquistare all’olio d’oliva il primato, veramente poco invidiabile, del prodotto più “macchiato” e controverso nel panorama agroalimentare del nostro Paese, e non solo. Infatti, le Istituzioni preposte annunciano, in continuazione, il sequestro di partite di olio irregolare, manipolato o adulterato. Il tutto, risulta fortemente lesivo degli interessi di quei tanti produttori italiani di olio extravergine d’oliva che operano nell’onestà e nella qualità e degli ignari consumatori che possono ritrovarsi a “buttar giù” immondizia di ogni genere. Un business, quello dell’“olio trash”, che muove centinaia di milioni d’euro ogni anno, scippando quote di mercato agli straordinari oli extravergine d’oliva che si producono nel nostro Paese. Come se non bastasse, questi retroscena assai poco edificanti, si inseriscono in un mercato, quello dell’olio d’oliva, molto particolare e pieno di problemi. Risultato: una serie di paradossi. L’olivicoltore che può trovarsi a dover vendere il suo prodotto di alta qualità, sfuso a prezzi risibili; il consumatore che può pagare una bottiglia di olio scadente anche 15 euro. La situazione però sta cambiando: sul fronte legislativo, si registrano passi avanti per le norme che regolano settore e prodotto, sia a livello europeo che italiano, dalle Dop e le Igp ai nuovi parametri qualitativi e di classificazione. Dal lato delle tecniche e strumentazioni, per analizzare in profondità il prodotto e smascherare eventuali difetti, sofisticazioni o truffe, si moltiplicano iniziative futuribili e sperimentazioni innovative: dal naso elettronico, al Dna passando per la risonanza magnetica nucleare pronta a svelare “tutta la verità” sull’olio.

Domani, quindi, “stop ai falsari dell’olio d’oliva”. Ma già oggi arriva “Assieme”, l’olio extravergine d’oliva italiano 100%, realizzato da Cia, Coop e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari, un prodotto che mette tutti d’accordo: garantisce chi produce e chi consuma.

 

 

Per informazioni:

-          Alfredo Bernardini – responsabile ufficio comunicazione CIA

Tel. 06 3227008 - cell. 348 2564607 - ufficiostampa@cia.it

-          Silvia Mastagni – responsabile ufficio stampa COOP

Tel. 06 441811 - 335 7884168 - silvia.mastagni@ancc.coop.it

-          Beppe Ramina - HOMINAPDC - responsabile ufficio stampa Legacoop Agroalimentare

Tel. 051 264744 - 338 7387888 - beppe.ramina@hominapdc.it 

 

Fonte: Cia Nazionale

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