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23 ottobre 2012
OGM: IL NOSTRO ‘NO’ RESTA. IL BIOTECH MINACCIA IL NOSTRO PATRIMONIO DI BIODIVERSITÀ

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Il presidente della Cia Giuseppe Politi: il valore aggiunto delle produzioni agricole e alimentari italiane sta proprio nell’inimitabilità del loro sapore. Omologarle vorrebbe dire azzerare la nostra competitività sui mercati. Condividiamo l’appello di Mario Capanna al premier Monti: subito la clausola di salvaguardia per evitare l’immissione nel Paese di semi transgenici.     

 

            “Al di là dello studio Seralini e delle sue conclusioni sulla tossicità degli Ogm, noi continuiamo a ribadire la nostra contrarietà agli organismi geneticamente modificati. Un rifiuto che non è ideologico, ma nasce dalla consapevolezza che l’utilizzazione del biotech può annullare la nostra idea di agricoltura. Annullare l’unico vantaggio competitivo dei prodotti ‘made in Italy’ sui mercati: quello della biodiversità”. Lo afferma il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori, Giuseppe Politi, commentando la notizia oggi dell’obiezione del Consiglio superiore delle Biotecnologie francese alle conclusioni dello studio che collegava il mais geneticamente modificato con il cancro nei ratti.

            “La nostra posizione non è oscurantista, ma si basa su considerazioni di carattere economico e ambientale. La domanda alimentare nel nostro Paese è chiara e netta: cibo naturale, tipico, salubre, controllato, certificato e chiaramente etichettato, possibilmente a prezzi contenuti -ha spiegato Politi-. Le nostre produzioni di eccellenza fanno grande il ‘made in Italy’ nel mondo, con esportazioni che muovono quasi 30 miliardi di euro l’anno. E i mercati stranieri chiedono vini, oli, formaggi, salumi e trasformati tipici dei nostri territori, con i loro sapori caratteristici”.

Insomma, continua il presidente della Cia, “il valore aggiunto delle produzioni agricole e alimentari italiane sta proprio nella diversità, nell’inimitabilità del loro sapore. Basti pensare che nel nostro Paese ci sono più di 500 prodotti Dop e Igp e una rete molta estesa di siti protetti a vario titolo. Omologare le produzioni agricole e, quindi, i gusti si tradurrebbe nella perdita secca del valore, azzerando la competitività, su scala mondiale, della nostra agricoltura. Assieme a questo c’è da considerare l’impatto negativo che alcune sperimentazioni hanno sull’ambiente naturale e sui suoi delicatissimi equilibri”.

“In questo senso -ha aggiunto ancora Politi- condividiamo le preoccupazioni di Mario Capanna, presidente della Fondazione Diritti Genetici, che proprio di recente ha scritto al premier Mario Monti sull’annuncio dell’immissione fraudolenta in Lombardia, Veneto, Emilia e Friuli di 52 mila sacchi di sementi di mais MON810, con il rischio di “contaminazioni” delle colture”.

“Sugli Ogm c’è bisogno di decisioni chiare, sia a livello Ue che nazionale, perché oggi l’intera normativa presenta tante e troppe lacune. Intanto, però, il governo faccia valere finalmente la ‘clausola di salvaguardia’ -conclude il presidente della Cia-. D’altra parte, quando i cittadini e le regioni sono stati consultati sull’argomento, hanno detto ‘no’ con percentuali vicine all’80 per cento”.

 

Fonte: Cia Nazionale

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