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18 luglio 2012
Cia Brindisi
LA CIA DI BRINDISI SUL RISCHIO INCENDI

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Il presidente della Cia di Brindisi Luigi D’Amico interviene a seguito dei numerosi incendi che stanno interessando in questo periodo il territorio brindisino.

“I mezzi di comunicazione in questi giorni danno un vero e proprio bollettino di guerra in merito agli incendi che stanno distruggendo centinaia di ettari di boschi, macchia e coltivazioni agricole – dichiara D’Amico -. Colpa del caldo e dell’assenza di precipitazioni piovose ma, bisogna dirlo, colpa anche dell’incuria di tantissime zone di aree pubbliche che vivono oramai nel più completo abbandono. Basti percorrere le strade statali per verificare che i bordi, i canali e le zone residuali degli svincoli sono completamente abbandonati, privi di manutenzione e cura e piene di erbe infestanti, rovi e vegetazione spontanea in genere. Queste zone sono di facile presa per le fiamme in cui basta un mozzicone di sigaretta, una bottiglia abbandonata o anche l’azione di qualche piromane. Le fiamme oltre a distruggere le siepi e gli alberi presenti, sono un grosso pericolo per la circolazione e per il propagarsi sui terreni circostanti coltivati a graminacee o coltivazioni  arboree. Manca quindi la manutenzione e non quella straordinaria ma anche quella ordinaria per il controllo di queste infestanti. Allora perché non applicare la legge inerente le attività connesse che possono svolgere le aziende agricole e dare gli appalti da parte di questi Enti pubblici? Avremmo il raggiungimento del duplice obiettivo di curare e manutenere queste zone che comunque sono parte del nostro paesaggio consentendo alle aziende agricole di avere delle entrate alternative e di fondamentale importanza per la quadratura dei propri bilanci. Basta solo parlare da parte della politica e dei politici che sbandierano ai quattro venti la loro attenzione al territorio, al paesaggio ed in difesa degli agricoltori e che si passi a fatti concreti. Piccoli segnali ma concreti – conclude D’Amico -. Il mondo agricolo aspetta da tempo questa concretezza mai attuata”.

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