Attenzione

se stai leggendo questo testo significa che il tuo browser non supporta i fogli di stile (CSS). Se stai usando uno screen reader, prosegui con la navigazione, altrimenti segui le istruzioni su come aggiornare il tuo browser.
 
Header - Logo CIA

Ricerca

 

Area Riservata

 
 


Colonna Centrale: Contenuti

Percorso corrente:

30 maggio 2010
LE CHIOCCIOLE TRA CONSUMO ALIMENTARE E SIMBOLOGIA (IIa parte)

lumache%25202.jpg

Come abbiamo visto dunque, anche i Romani furono assidui consumatori di questi molluschi terrestri e le chiocciole divennero un alimento molto in voga presso di loro. Per garantirne la presenza costante nei banchetti imperiali le importarono da varie parti del Mediterraneo e giunsero persino a praticare l’elicicoltura, allevando nei cocleari innumerevoli chiocciole con foglie di lauro, vino e crusca bollita. Abbiamo detto simbolo di fertilità tanto nel Vecchio quanto nel Nuovo Mondo. E non a caso. Presso gli Aztechi, infatti, la chiocciola simbolizzava il concepimento, la gravidanza e il parto. E chissà che non venisse prescritta (quale farmaco/alimento) alle donne gravide per favorirne “magicamente” il concepimento! Simbolo, dunque, di fertilità umana ma anche di fecondità della terra. La chiocciola entrava spesso in connessione simbolica con il ciclo dei campi perché, avendo l’abitudine di uscire dalla terra solo dopo la pioggia, doveva ricordare agli antichi il ritorno periodico e fecondante degli antenati morti riemergenti dal mondo sotterraneo. Creatura, pertanto, ctonia ma nello stesso tempo celeste, in quanto il cielo e la terra nel mondo-di-sotto si toccano. Gli antichi credevano che gli antenati portassero con sé i benefici temporali dall’al-dilà e che il loro emergere dal suolo avvenisse sotto forma di chiocciola. La forma a spirale della sua conchiglia, inoltre, arrivò ad esprimere un simbolo universale della temporalità: la permanenza dell’essere attraverso le fluttuazioni del cambiamento. Dunque anche un moto evolutivo. Evoluzione ascensionale, moto universale di aspirazione verso l’alto. A questa concezione filosofica antica, potrebbe collegarsi una credenza popolare diffusa che vede la chiocciola come indovina, esperta conoscitrice del futuro. Incarnazione, dunque, della saggezza della precognizione e dell’intelligenza intuitiva.

In Puglia, la tradizione della raccolta spontanea delle cuzzaredde, cazzavòffele, cuzzeddhre, munaceddhre, per indicare solo alcuni fra i tanti appellativi dialettali con cui sono note le chiocciole, è tuttora abbastanza diffusa. Vengono raccolte soprattutto le Euparypha pisana (Müller) (secondo altre versioni: Helix pisana o Theba pisana). Queste chiocciole bianche spesso striate di marrone sono le più piccole, fra quelle eduli pugliesi, ma sono anche le più visibili in quanto non si nascondono fra le pietre né si sotterrano come le altre specie. La caratteristica di Euparypha pisana, infatti, è quella di sigillarsi saldamente con un sottile epiframma vitreo ad un sostegno qualunque, in genere alla vegetazione secca: ferule, asfodeli, rami spinosi di asparago selvatico, stoppie di graminacee. Ed è proprio lì che vengono raccolte dai diretti consumatori o dai raccoglitori professionisti che ne fanno stagionalmente commercio, in genere in forma ambulante. Un’altro gasteropode raccolto in Puglia è la monacella (Cantareus apertus o Helix aperta Born), il cui nome deriva dalla colorazione marrone del nicchio di questa chiocciola che ricorda, appunto, il saio dei monaci. A differenza di Euparypha pisana, le monacelle hanno l’opercolo e si trovano nelle fessure dei muretti a secco e sotto i massi di pietra. La raccolta avviene, in genere, subito dopo i temporali estivi, quando, risvegliati dalla pioggia, escono dai loro abituali rifugi. Dopo averle lavate, tanto le Euparypha pisana quanto le Cantareus apertus, vengono lasciate spurgare e successivamente si prestano a diverse ricette spesso aromatizzate con la menta o l’origano, piante che crescono spontanee negli stessi luoghi di raccolta delle chiocciole. Questa tradizione alimentare è diffusa un po’ in tutta la Puglia ma le aree dove trova maggiore diffusione sono l’Alta Murgia e il Salento. Recentemente è stata proprio la provincia di Lecce ad avviare una serie di iniziative per valorizzare questa antichissima tradizione alimentare grazie a sagre, quali quella della “cuzzeddhra pizzicata” a Corigliano d’Otranto e della “municeddha” a Cannole, entrambe nel mese di agosto. Inoltre, sia “le cozze piccinne allu riènu” che le “monacelle”, sono state inserite nell’“Atlante dei prodotti tipici agroalimentari di Puglia” incrementandone ulteriormente la valorizzazione. In una fase storica in cui la “fame di proteine” sembra ormai un lontano ricordo per la gran parte di noi, assaporare questi deliziosi e succulenti invertebrati è mantenere viva una tradizione culinaria antichissima. Antica quanto l’uomo. Senza mai dimenticare che quando mangiamo una chiocciola è un po’ come se stessimo mangiando uno spicchio di luna!

Marco Miosi (antropologo culturale)


I Nostri Partner:

CIA - Confederazione Italiana Agricoltori
-
-
CIHEAM - IAMB (apertura in una nuova finestra)
-
Codita (apertura in una nuova finestra)

Finanziatori:

Regione Puglia
spacer
Unione Europea
intervento cofinanziato dall'U.E. F.E.S.R. sul POR Puglia 2000-2006
Misura 6.2 POR Puglia
Azione C "Sviluppo delle imprese e delle professioni"
Valid HTML 4.01 Transitional 
-
Valid CSS! 
-
Level Triple-A conformance icon, W3C-WAI Web Content Accessibility Guidelines 1.0

-
Cia Puglia, Via S. Matarrese, 4 - 70124 Bari - Tel 080.5616025 Fax 080.5641379 COD. FISC. 80016260723 - info@scianet.it
www.scianet.it é una testata giornalistica on line iscritta nel Registro della Stampa del Tribunale di Bari al n° 37/07.
Direttore responsabile: Antonio Barile