Attenzione

se stai leggendo questo testo significa che il tuo browser non supporta i fogli di stile (CSS). Se stai usando uno screen reader, prosegui con la navigazione, altrimenti segui le istruzioni su come aggiornare il tuo browser.
 
Header - Logo CIA

Ricerca

 

Area Riservata

 
 


Colonna Centrale: Contenuti

Percorso corrente:

20 giugno 2010
LA “COLVA” FOGGIANA TRA SIMBOLOGIA E CULINARIA (IIa parte)

colva.JPG

Prima di ritornare ulteriormente sulle radici greche di questa ricetta rituale presente nella nostra regione passiamo ad elencarne i principali ingredienti, perché, come vedremo, questi hanno delle forti valenze simboliche: oltre ai chicchi di grano (che vengono tenuti a bagno, liberati della pula e cotti), vengono utilizzate le mandorle, i gherigli di noci, la frutta candita, la cannella, il cioccolato (di recente introduzione), il cotto di fichi e i chicchi di melograno. Tra questi ingredienti i più antichi e pregni di simbologie sono di sicuro i chicchi di grano e quelli del frutto del melograno. Come hanno notato molti studiosi, questi ingredienti e l’uso simbolico legato alla commemorazione dei morti presso i greci ortodossi e le aree da questi influenzate culturalmente, deriverebbero, sebbene trasformate nei contenuti e nel finalismo dalla nuova religione cristiana, da precedenti e antichissimi culti ellenici (precedenti addirittura il culto dei dodici dei dell’Olimpo), in particolare dalle celebrazioni dei Misteri eleusini. Le figure centrali di questo culto erano Demetra (in greco “Madre Terra” o “Madre Dispensatrice”), dea del grano e dell’agricoltura, e sua figlia Persefone (o Kore, “Fanciulla”) che fu rapita da Ade, il dio degli Inferi, il quale se ne innamorò e la trascinò nei recessi della Terra. Quando la madre Demetra si accorse della scomparsa della figlia vagò disperata alla sua ricerca e intristendosi, provocò il disseccamento di molte piante e la cessazione della vita sulla terra che da essa dipendeva. Alla fine Zeus, preoccupato della sorte degli uomini, inviò Hermes per costringere Ade a lasciar tornare Persefone da sua madre. Il dio degli Inferi acconsentì ma prima di lasciarla andare, le diede da mangiare furtivamente dei semi di melograno, che l’avrebbero da allora in poi costretta a tornare nel mondo sotterraneo per una delle tre stagioni (secondo la divisione di allora). Quando Demetra e sua figlia furono nuovamente insieme, la terra rifiorì e le piante crebbero rigogliose ma non appena Persefone fu costretta a tornare nel mondo delle ombre da suo marito Ade, la terra ridiventò spoglia e infeconda. È chiara l’allusione all’alternanza delle stagioni: il periodo in cui Persefone vive presso Ade, corrisponde alla stagione invernale in cui la terra non da frutti e molti animali vanno in letargo (periodo in cui Demetra è triste e addolorata per il distacco dalla figlia). La primavera segna, invece, con la fioritura delle piante e il risveglio degli animali, il ritorno sulla terra di Persefone da sua madre, che, per questo ritorna a gioire. Come ci informa il grande storico delle religioni Alfredo Cattabiani: “in questo mito la melograna ha la funzione di costringere la Grande Madre, nella sua epifania di vergine, di Core, a scendere periodicamente negli Inferi, ovvero a morire come vergine per trasformarsi in madre generando il suo luminoso Figlio che lo ierofante evocava durante l’iniziazione nei grandi Misteri eleusini. Come la luna diventa periodicamente nera unendosi al sole durante il novilunio, così Core-Persefone scendeva ogni anno agli inferi per congiungersi con Ade a ri-generare il cosmo per poi rinascere, risalendo sulla terra, e regnare a fianco di Demetra come Signora del Cosmo, Signora delle piante. La melagrana fu dunque il simbolo nella tradizione mediterranea precristiana del rinnovarsi del cosmo, della sua perenne rigenerazione a opera della Grande Madre che nel ciclo eterno di vita-morte-vita genera, riprende in sé e rigenera. Gli innumerevoli grani del frutto evocavano fecondità e abbondanza.” Ecco dunque spiegata la radice simbolica dell’utilizzo dei chicchi di melograna nella nostra “colva” pugliese: non dobbiamo dimenticare, infatti, che il melograno (spesso di terracotta) era posto nelle tombe in epoca precristiana, assieme al grano, per assicurare al defunto il necessario nutrimento e una speranza di resurrezione dopo la morte. Il grano, poi, un po’ come la melograna, è per eccellenza il simbolo del dono della vita e della fertilità, che può essere soltanto un dono degli dei. Presso i Greci e i Romani, infatti,  i sacerdoti spandevano grano o farina sulla testa delle vittime prima di immolarle, forse per porre su di esse il seme dell’immortalità o la promessa di risurrezione. E per tornare alla dea Demetra, che prima abbiamo visto in connessione con la melograna, dobbiamo ricordare come una cerimonia dei Misteri di Eleusi, ad essa dedicati, prevedeva la epoptia (contemplazione silenziosa) di un chicco di grano che evocava la perennità delle stagioni, il ritorno delle messi e l’alternanza del chicco e della sua resurrezione in altri chicchi. Non solo. Il grano era utilizzano anche nella preparazione di una ricetta (molto simile alla nostra colva) legata al culto dei defunti e offerta ad Atene durante le esequie, nota come panspermia: un insieme di graminacee mescolate con il miele. Si trattava di un piatto rigorosamente vegetariano, nel quale, per giunta, le normali tecniche di preparazione, che comportavano la macinazione dei semi, non venivano utilizzate; il tutto era amalgamato, poi, con il miele, che è l’unico condimento già pronto in natura. Ecco così che tutto ritorna quasi magicamente negli ingredienti “simbolici” della nostra colva foggiana: dai chicchi grano cotti a quelli rossi e dolcissimi del frutto del Punica granatum, che proprio dall’Asia Minore e dalla Grecia venne introdotto in Puglia in epoche antichissime (non è un caso che nel dialetto barese “melograna” si dica con un termine di origine greca: sète). Merita dunque di essere protetta e valorizzata questa antica ricetta “rituale” greca (ma ormai a tutti gli effetti pugliese), che attualmente non viene commercializzata ma prodotta in casa e consumata nell’ambito familiare. È comunque un segno positivo il recente inserimento della colva (riportata come “Grano dei Morti”) nell’“Atlante dei prodotti tipici agroalimentari di Puglia”.

Marco Miosi (antropologo culturale)

I Nostri Partner:

CIA - Confederazione Italiana Agricoltori
-
-
CIHEAM - IAMB (apertura in una nuova finestra)
-
Codita (apertura in una nuova finestra)

Finanziatori:

Regione Puglia
spacer
Unione Europea
intervento cofinanziato dall'U.E. F.E.S.R. sul POR Puglia 2000-2006
Misura 6.2 POR Puglia
Azione C "Sviluppo delle imprese e delle professioni"
Valid HTML 4.01 Transitional 
-
Valid CSS! 
-
Level Triple-A conformance icon, W3C-WAI Web Content Accessibility Guidelines 1.0

-
Cia Puglia, Via S. Matarrese, 4 - 70124 Bari - Tel 080.5616025 Fax 080.5641379 COD. FISC. 80016260723 - info@scianet.it
www.scianet.it é una testata giornalistica on line iscritta nel Registro della Stampa del Tribunale di Bari al n° 37/07.
Direttore responsabile: Antonio Barile