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09 giugno 2011
COLEGATO LAVORO: MODIFICHE PER CONGEDI, PERMESSI E ASPETTATIVE

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La legge n. 183/2010, meglio nota come collegato lavoro, ha apportato importanti modifiche anche per la fruizione dei permessi ex lege n. 104/92, restringendo la platea dei beneficiari ai parenti e affini entro il 2° grado, rimandando a un decreto attuativo il riordino di tutta la materia legata a congedi, permessi ed aspettative approvato dal Consiglio dei Ministri in questi giorni.

Le modifiche al D. Lgs. n. 151/2001 riguardano:

- flessibilità del congedo di maternità: le lavoratrici hanno diritto a riprendere l’attività lavorativa in qualunque momento, con un preavviso di almeno 10 giorni al datore di lavoro, non solo nel caso di interruzione spontanea o terapeutica (aborto) della gravidanza successiva al 180° giorno dall’inizio della gestazione, ma anche nel caso di decesso del bambino alla nascita o durante il congedo di maternità.

- prolungamento del congedo parentale: è previsto ora un periodo di 10 o 11 mesi (rispettivamente nel caso in cui ne usufruisca solo la madre o anche il padre) di congedo parentale/astensione facoltativa successivo al periodo di astensione obbligatoria per maternità da fruire entro l’ottavo anno di vita del bambino. Oltre al suddetto periodo, i genitori di figlio con handicap grave accertato hanno diritto, sempre entro l’ottavo anno di vita del bambino, al prolungamento del predetto  congedo parentale per un periodo massimo di tre anni.

- congedo per assistenza a soggetto portatore di handicap grave: con la modifica introdotta  si estende la possibilità di fruire dei tre giorni di permesso ai genitori di bambino di età inferiore ai 3 anni, in maniera alternativa, alle due ore o all’astensione facoltativa.

- congedo retribuito biennale: la nuova norma si limita a recepire le numerose sentenze della Consulta che, succedutesi nel corso degli anni, avevano gradualmente ampliato la platea dei soggetti beneficiari. In sostanza possono chiedere di avvalersi di tale congedo in primis il coniuge convivente di soggetto con handicap grave e in subordine i genitori dell’interessato, naturali e adottivi; il figlio convivente; il fratello o la sorella convivente. Il congedo biennale che può essere fruito anche in modo frazionato a seconda delle esigenze, non può essere riconosciuto a più di un lavoratore per l’assistenza alla stessa alla stessa persona. Tuttavia per l’assistenza allo stesso figlio con handicap i genitori possono, alternativamente fra loro, fruire del congedo biennale e dei permessi ex lege n. 104, purché non negli stessi giorni.

- materia di adozione e affidamenti: i riposi per allattamento, di due ore giornaliere retribuite, fino  al compimento del primo anno di vita del bambino  riconosciuti  ai genitori naturali,  sono stati estesi  anche a quelli adottivi, da fruirsi entro il primo anno di ingresso del minore in famiglia. La fruibilità spetta, in entrambi i casi, alla madre e, solo in caso di mancanza di questa o di impossibilità per gravi motivi sanitari, al padre. In caso di parti plurimi, o di adozioni plurime, spettano due ore giornaliere a figlio.

Per i permessi ex legge n. 104/1992, come già detto la modifica apportata restringe il campo dei parenti che possono usufruire dei permessi. Dall’entrata in vigore della legge 183/2010  possono fruire dei suddetti permessi mensili (tre giorni interi, frazionabili a ore)  i parenti ed affini entro il secondo grado e non più entro il terzo grado come precedentemente disciplinato. Resta, in ogni caso,  la titolarità ad avvalersi di tali permessi ai parenti e affini entro il terzo grado, solo nel caso in cui i genitori o il coniuge del portatore di handicap abbiano compiuto i 65 anni di età oppure siano affetti a loro volta da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti.

Riguardo all’espressione “mancanti”, questa deve essere intesa non solo come situazione di assenza naturale e giuridica (stato di figlio naturale non riconosciuto), ma ricomprende anche ogni altra condizione a essa giuridicamente assimilabile continuativa e debitamente certificata dall’autorità giudiziaria o da altra pubblica autorità, quale: divorzio, separazione legale o abbandono.

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