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10 maggio 2011
CONSORZIO DI BONIFICA STORNARA E TARA: LA CIA CHIEDE L'INTERVENTO DI VENDOLA

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La CIA, Confederazione Italiana Agricoltori di Taranto, esprime forti preoccupazioni per la campagna irrigua 2011 a seguito del manifesto del Consorzio di Bonifica Stornara e Tara apparso qualche giorno fa.

La Cia, ultimamente aveva asserito “ora si aspetta un comportamento responsabile da parte del commissario del consorzio di Bonifica Stornara e Tara”, e purtroppo dobbiamo denunciare, ancora una volta, la mancanza di chiarezza nelle domande di prenotazione acqua.

Nell’ultimo incontro tenutosi presso la sede del consorzio con le organizzazioni agricole, dalle stesse era stato chiesto di usare come metro di misura per la “solidarietà consortile” un aliquota unica a 21 centesimi per metro cubo e l’indicazione specifica sulla domanda  che l’eventuale conguaglio non doveva mai superare il 10% dell’importo sottoscritto nella domanda di prenotazione; invece nulla di tutto questo, non si è tenuto conto del momento di crisi del settore e dell’impossibilità delle aziende agricole a poter pagare il prezzo dell’acqua ad un costo che oscilla tra i 900 e i 1300 euro per ettaro, come è ipotizzato e richiesto sul manifesto stagione irrigua 2011. Peraltro si nutrono forti dubbi e perplessità sulla gestione e distribuzione reale dell’acqua, con grandi dispendi di energia e risorse finanziarie vista l’estensione e la vetustà dell’impianto S. Giuliano.

Infatti, la stessa acqua del medesimo invaso, nella vicina Basilicata, pur erogandola per dieci mesi l’anno a richiesta dell’azienda, il costo è di circa euro 180 per ettaro, stessa cosa dicasi per il consorzio di bonifica della provincia di Foggia. L'assurdità si verifica in provincia di Taranto ove, per il consorzio di bonifica Stornara e Tara, la stessa acqua dello stesso invaso erogata per soli tre mesi l’anno a turni di dieci giorni richiede un pagamento che oscilla tra i 900 e i 1300 euro.

A questo proposito chiediamo al commissario Latorre di rivedere la decisione sul costo dell’acqua 2011 per ettaro, poiché in queste condizioni la superficie irrigua prenotata scenderà ulteriormente al di sotto dei 2.000 ettari (dato 2010) a fronte di una potenzialità di superficie da irrigare che può arrivare fino 12.000 ettari su tutti gli impianti irrigui.

Per quanto riguarda la zona di Ginosa interessata dall’alluvione del 1 e 2 marzo 2011, poiché sul manifesto si riporta che non sarà garantito l’esercizio irriguo, la Cia chiede al consorzio di far intervenire la protezione civile per il ripristino dell’impianto, al fine di assicurare il servizio agli utenti di quelle zone.

La Cia chiede di sapere se sono state sospese e rinviati i pagamenti della seconda e terza rata del 2010 e quelle del 2005 che in questi giorni la Soget sta notificando con la richiesta di una quota integrativa di circa euro 410 per ettaro, che si aggiunge ai 485 già pagati per un totale di 895 euro per ettaro.

Il commissario, nel corso degli incontri avuti, in maniera verbale, aveva fornito rassicurazioni sulla sospensione dei pagamenti 2005 e 2010, visto il contenzioso in atto tra la Regione Puglia e la Regione Basilicata.

La Cia chiede, inoltre, al presidente Vendola e all’assessore Stefàno di intervenire in maniera tempestiva poiché la situazione di qui a pochi giorni potrebbe sfuggire di mano.

Inoltre al presidente Vendola vorremmo far notare che gli agricoltori della Provincia di Taranto hanno già pagato il costo dell’acqua prelevata per un importo di euro 485 per ettaro, ovvero più del doppio di quanto l'hanno pagata gli agricoltori della Basilicata e della provincia di Foggia; tanto a sconfessare quanto affermato dallo stesso presidente Vendola e dall'assessore Stefàno in merito alla sanatoria dei debiti pregressi. Quindi sostenere in maniera generica che gli agricoltori debbono pagare, perché hanno usufruito di servizi, senza approfondire le questioni ci sembra assurdo e demagogico. In assenza di comportamenti chiari e responsabili da parte della dirigenza del consorzio di bonifica e della Regione Puglia, la Cia sarà costretta ancora una volta a manifestare il malessere del mondo agricolo nelle forme e nei modi che riterrà più opportuni.

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