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17 febbraio 2011
ECONOMIA
OSSERVATORIO NAZIONALE DISTRETTI: II RAPPORTO

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In risposta a sempre più diffusi segnali di ripresa sullo scenario internazionale, anche i distretti produttivi italiani iniziano oggi a riprendere respiro dopo un lungo periodo di difficoltà. Sebbene confortanti, tali segnali appaiono tuttavia ancora deboli, tanto che le imprese guardano all’immediato futuro con un ottimismo temperato da molta cautela. Se già nel secondo trimestre del 2010 il ciclo congiunturale dei localismi ha registrato un’inversione di tendenza, si è ancora ben lontani dal recupero delle posizioni perse negli ultimi due anni, salvo rare eccezioni. E gli stessi imprenditori distrettuali, grazie ai quali sono state raccolte le informazioni riportate in questo Rapporto, invitano a guardare con realismo agli scenari di mercato e a capire quindi che se la crisi è già lontana, la ripresa non ha ancora una forma chiaramente definita: perché non tutti i settori e i territori viaggiano allo stesso ritmo di crescita e, soprattutto, perché permangono forti incognite sul versante occupazionale.

È dunque verosimile pensare che il 2011 sarà un anno di interlocuzione con il mercato, un banco di prova per nuove strategie e, forse, un momento di riflessione sull’attualità o sulla necessità di revisione del modello di sviluppo del sistema manifatturiero italiano. A partire proprio dai sistemi produttivi territoriali, che si sono ancora una volta mostrati capaci di resistere ai più acuti momenti di difficoltà, adottando strategie sempre più articolate e reinvestendo nelle reti di collaborazione.

Si tratta di orientamenti che la crisi ha solo accelerato e che negli ultimi anni avevamo già visto agire, sia pur sotto traccia. La forza di reazione mostrata nel tempo dai nostri distretti lascia molto riflettere sulla efficacia e sulla portata di quelle nuove formule organizzative reticolari che si stanno facendo sempre più strada all’interno dei “tradizionali” legami distrettuali, arricchendo di valore i vantaggi localizzativi che in passato avevano determinato il successo dei sistemi produttivi locali e attualizzandoli rispetto alle nuove sfide competitive. Da questo traspare una forza creativa mai sopita del modello distrettuale, un’intrinseca capacità di adattamento al mutare del contesto esterno che è sempre stata la molla della crescita di questi sistemi. Nonostante la difficile congiuntura, è rimasto inalterato il ruolo del territorio come luogo di confronto considerato imprescindibile dalla maggioranza delle imprese, suscettibile certamente di correttivi ma dal quale dover partire per ragionare di ripresa, di costruzione di reti e di nuova politica industriale. Così, dunque, il riposizionamento sul mercato, la focalizzazione sull’innovazione di prodotto e di processo, la qualità assoluta come segno distintivo del prodotto italiano, i nuovi investimenti per l’efficientamento delle reti di distribuzione in Italia e all’estero, sono la cifra utile a capire cosa sia il distretto oggi e quale sia il valore aggiunto che esso apporta al territorio di origine. Ma è altrettanto chiaro che lo sviluppo non è più il frutto di processi lineari, in cui le aziende innovano e i soggetti intermedi offrono un supporto di complemento, come per decenni è accaduto in molti localismi.

Con lo stesso realismo delle aziende distrettuali dovrebbe quindi agire chi è chiamato ad elaborare linee di policy per le imprese e i sistemi produttivi territoriali, cercando di comprendere se, quanto e, soprattutto, come le strutture manifatturiere innovano e si rinnovano, proponendo strumenti e incentivi capaci di sostenere percorsi di crescita non sempre lineari ed espliciti. Il compito di istituzioni come le Camere di commercio è oggi proprio quello di cogliere il significato di tali fenomeni e le diverse sfumature che essi assumono nei singoli localismi.

Il sostegno alla formazione e agli investimenti produttivi sono certamente di aiuto, ma occorre oggi cambiare passo e metodo, nella consapevolezza che l’innovazione, dentro e fuori i distretti, passa ormai per processi più complessi. Restano poi altrettanto cruciali le misure a sostegno dell’ispessimento delle reti tra imprese. L’esperienza recente ribadisce la necessità che i distretti riorganizzino l’insieme dei propri legami, aprendosi all’esterno e, soprattutto, allargando la visuale ben oltre i confini locali, cercando nuove alleanze finalizzate non più solo a raggiungere economie di scala produttive ma soprattutto ad avviare attività di ricerca, innovazione, di distribuzione e internazionalizzazione sempre più sofisticate e in linea con le mutevoli esigenze di nuovi mercati e nuovi consumatori. Sostenere l’irrobustimento di questi percorsi significa però, al contempo, riconoscere che il distretto stesso rappresenta una delle esperienze più compiute di organizzazione collaborativa e che può rappresentare uno degli ambiti su cui testare forme nuove di network, a cominciare dai contratti di rete. Da una nuova agenda dei lavori, che tenga conto dei molti cambiamenti in atto e delle esigenze sempre più pressanti e diversificate che emergono dai diversi localismi, bisogna ripartire, per non lasciare che i deboli segnali di ripresa restino tali e per ritrovare il significato ed il senso dello sviluppo nel nostro Paese.

 

Prefazione a cura di Ferruccio Dardanello, presidente Unioncamere

 


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