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03 febbraio 2011

IN ARRIVO L’ANAGRAFE PUBBLICA DEGLI IMPIANTI RINNOVABILI

L’attenzione in Puglia allo sviluppo delle energie rinnovabili è sempre piuttosto alta. Lo dimostra il dibattito delle scorse settimane, con la richiesta avanzata dalla Regione Puglia di definire, a livello nazionale, quote regionali di produzione energetica attraverso il cosiddetto burden sharing. Tuttavia sono le novità in materia di controllo e monitoraggio degli impianti ad aver ottenuto il maggior risalto negli ultimi giorni. In particolare con la proposta di costituzione di un’anagrafe pubblica degli impianti. Il progetto, oggetto di discussione tra Regione, Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani) e Upi (Unione Province Italiane), ha visto il parere favorevole di tutti gli attori istituzionali. In attesa del protocollo d’intesa per la sua formalizzazione, è stata inserita una norma nel Ddl omnibus approvato dalla Giunta regionale.

L’obiettivo è in sostanza quello di fornire una fotografia dettagliata ed aggiornata delle aree regionali con la più alta concentrazione d’impianti. Aree che, in questo modo, potrebbero diventare "non idonee" a nuovi investimenti, soprattutto per quelli a terra, assai prevalenti nella nostra regione. L’attenzione della Regione si rivolge in particolare sul monitoraggio di impianti più piccoli, per cui è prevista solo una DIA depositata in Comune (mentre per quelli più grandi l’iter autorizzativo coinvolge direttamente gli uffici regionali). Alle Province potrebbero essere affidati anche compiti di controllo della DIA attraverso la polizia Provinciale. Come evidenziato dal Vicepresidente e Assessore allo Sviluppo Economico della Regione Puglia, Loredana Capone "Abbiamo istituito l’anagrafe degli impianti per permettere ai Comuni e alle Province di accedere direttamente al nostro sistema informativo e far sì che i primi inseriscano in rete i dati della DIA (dichiarazione d’inizio attività) e i secondi i dati delle DIL (gli allacci alla rete) e della VIA (valutazione impatto ambientale)".

Tra le proposte specifiche avanzate nelle ultime settimane (sulle quali si dovrebbero basare le valutazioni nell’anagrafe), la raccolta d’informazioni sensibili sull’impianto: la dimensione e l’energia prodotta, la quantità d’energia prodotta direttamente e quella invece commercializzata, la quantità d’energia non impiegata da fonti tradizionali, l’individuazione del suolo su cui insiste l’impianto, i dati identificativi dei titolari del diritto di proprietà relativi ai cinque anni precedenti l’autorizzazione all’installazione degli impianti, l’ammontare delle risorse finanziarie e il circuito da cui derivano le stesse (bancario, assicurativo ecc…), i dati identificativi del richiedente le autorizzazioni e dei soggetti gestori dell’impianto.

Se da un lato si va quindi escludendo la strada della moratoria, così come indicato dallo stesso Vendola nei giorni scorsi, dall’altro si tenta di arginare il proliferare d’impianti concentrati in particolari territori con uno strumento in grado di dare più trasparenza ed aggiornabile costantemente.