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19 gennaio 2011
Cia Puglia
CONFERENZA STAMPA: ANNATA AGRARIA 2010 LUCI ED OMBRE

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Bene uva da tavola, agriturismo e vino. Discreti florovivaismo e ortofrutta. Male olio d’oliva, pomodoro, grano duro e zootecnia


Dichiarazione del presidente Cia Puglia, Antonio Barile

“L’annata agraria 2010 è stata caratterizzata da luci e ombre, perchè alcuni settori sono andati bene, altri male e taluni discretamente. La Plv (produzione lorda vendibile) dell’agricoltura pugliese nel 2010 ha raggiunto i 2.380 milioni di euro in leggera diminuzione rispetto al 2009. Anche i redditi agricoli sono in calo.
Bene l’uva da tavola che nonostante il peggioramento climatico dell’ultimo scorcio della campagna di raccolta ha chiuso in positivo per la quantità della produzione e i prezzi ottenuti sul mercato. Il settore del vino ha conseguito un buon risultato in termini quantitativi e qualitativi, ottenendo una performance positiva sui mercati, malgrado il calo dei consumi nel nostro Paese e il mancato utilizzo da parte della regione di tutti fondi comunitari a disposizione: ben 12 milioni di euro sono andati ad altre regioni. Anche l’agriturismo si caratterizza come settore dinamico, un vero fiore all’occhiello dell’agricoltura pugliese, che potrebbe ulteriormente svilupparsi se la Regione Puglia si desse una politica per il settore e procedesse alla riforma dell’attuale legge che è una palla al piede.
Tengono discretamente florovivaismo e ortofrutta, che devono confrontarsi sempre di più con la concorrenza dei paesi extra-comunitari, i cui prodotti non solo fanno dumping alla nostra produzione, ma in molti casi vengono spacciati per italiani in modo fraudolento.
Crollo della produzione di grano duro e olio d’oliva. L’aumento dei prezzi che pure questi settori hanno registrato, non ha compensato in termini di valore la perdita significativa della produzione. Mentre il pomodoro da industria registra un risultato negativo a causa del comportamento ricattatorio degli industriali che hanno pagato prezzi inferiori all’accordo quadro minacciando di non ritirare il prodotto. La zootecnia riporta un dato preoccupante relativo soprattutto alla continua riduzione delle aziende, in particolare nelle aree interne. Il prezzo basso del latte è determinato dalla cecità di una parte dei caseifici che praticano una concorrenza dei bassi prezzi dei latticini, ricorrendo a cagliate e a latti di infima qualità proveniente dall’estero.
A questo proposito la Cia Puglia esprime una forte preoccupazione, perché non è più reato adulterare i cibi. Da metà dicembre i sofisticatori hanno vita più facile dato che nel decreto “taglia leggi” del ministro Calderoli è finita assurdamente anche la legge 283 del 1962, che riguarda la disciplina igienica della produzione e della vendita di cibi e bevande. Un errore gigantesco a cui il governo deve subito rimediare, visto che si tratta di una norma essenziale per tutelare la salute dei consumatori e a salvaguardare gli stessi agricoltori. Un segnale negativo del governo rispetto agli orientamenti del Parlamento che proprio ieri ha approvato una nuova legge sull’etichettatura d’origine sui prodotti agroalimentari.
Gli alti i costi di produzione, a fronte di prezzi agricoli non remunerativi, sono il fattore che mette in crisi il reddito degli agricoltori nel 2010.
L’azione sindacale della Cia, unitamente a Copagri e Confagricoltura, ha scongiurato il rischio che venisse cancellata la fiscalizzazione degli oneri sociali. I contributi Inps sono l’elemento di costo decisivo per l’agricoltura pugliese che impiega circa 15milioni di giornate lavorative. Il prezzo del gasolio agricolo, oggi in forte aumento a causa della debolezza dell’euro e della speculazione dei petrolieri, rimane un costo incomprimibile per le imprese agricole. Per questa ragione la Cia Puglia ha chiesto l’eliminazione dell’accise e dell’iva sul gasolio agricolo, per realizzare una riduzione del prezzo di circa il 30 per cento.
Il reddito agricolo risente anche della mancata attenzione di altre politiche, come quella delle energie rinnovabili, che pur potendo rappresentare un reddito aggiuntivo, con la politica della Regione Puglia sono state solo un grande business per alcune grandi imprese che stanno speculando sui certificati verdi e depauperando il paesaggio agrario.”

 

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