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15 dicembre 2010
Biodiversità & Sviluppo Sostenibile
L’AMBIENTE IN EUROPA TRA STATO E PROSPETTIVE

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Presentato lo scorso 30 novembre il più importante rapporto sullo stato ambientale dell’Unione Europea: il SOER (The European Environment State and Outlook 2010). Il Rapporto 2010, pubblicato dall’Agenzia Europea per l’Ambiente ogni cinque anni, mostra dei primi segnali incoraggianti, confermando il ruolo della politica ambientale quale miglior strumento per garantire indicatori e qualità a livello continentale. Ovviamente questo non minimizza le sfide future che attendono l’UE ma fornisce una prima indicazione sulle azioni condotte fino ad oggi. Nel complesso SOER 2010 dimostra come la domanda di risorse naturali per alimentare, vestire, alloggiare e trasportare le persone stia accelerando anche a causa di pressioni globali. Il nostro capitale naturale è soggetto a nuove domande, come quella di prodotti chimici di origine vegetale o di biomassa per sostituire i combustibili fossili. Inoltre il rapporto mette in evidenza la maggiore comprensione dei cittadini sui legami fra il cambiamento climatico, la biodiversità, l’uso delle risorse e la salute umana - e come tutti questi fattori finiscano con l’accentuare le pressioni sulla terra, sui fiumi e sui mari. Queste complesse interconnessioni - sia in Europa sia a livello Mondiale - amplificano le incertezze e i rischi ambientali.

Per quanto riguarda i singoli capitoli si notano discreti successi sul versante del cambiamento climatico. Abbiamo ridotto le emissioni dei gas a effetto serra e siamo sulla buona strada per onorare i nostri impegni nell’ambito del protocollo di Kyoto. L’UE dovrebbe raggiungere il suo obiettivo di ridurre le emissioni del 20% entro il 2020 se l’attuale normativa sarà attuata. Stiamo anche sviluppando l’uso d’energia rinnovabile e siamo ben avviati verso l’obiettivo, atteso al 2020, di ricavare il 20% del nostro consumo finale d’energia da fonti rinnovabili. Per quanto riguarda la natura e la biodiversità, l’Europa ha esteso la sua rete Natura 2000 di zone protette fino a coprire il 18% circa del territorio dell’UE. Stiamo compiendo progressi per arrestare la perdita di biodiversità; ad esempio, alcune specie di uccelli comuni non sono più in declino. La qualità delle acque dolci è migliorata in generale e la normativa sulle emissioni nell’aria e nell’acqua ha ridotto la pressione sulla biodiversità. Tuttavia, l’UE fallirà il suo obiettivo per il 2010 di arrestare la perdita di biodiversità. L’ambiente marino è fortemente colpito dall’inquinamento e dall’eccesso di pesca, mentre l’agricoltura intensiva ha avuto considerevoli ripercussioni sulla biodiversità. Infine le foreste, cruciali per la biodiversità e servizi ecosistemici, sono sfruttate anche in eccesso. Per quanto riguarda le risorse naturali e i rifiuti, la gestione dei rifiuti in Europa è passata gradualmente dal deposito in discarica al riciclaggio e alla prevenzione. Tuttavia, metà dei 3 miliardi di tonnellate dei rifiuti totali generati nell’UE-27 nel 2006 è stata riversata in discariche. L’uso delle risorse sta aumentando, ma ad un ritmo più lento rispetto alla produzione economica. Questo sganciamento parziale è incoraggiante, ma l’Europa continua ad usare sempre più risorse. Infine per quanto riguarda l’ambiente, la salute e la qualità della vita, l’inquinamento idrico e atmosferico si è notevolmente ridotto. Si sono registrati successi nella diminuzione dei livelli di anidride solforosa (SO2) e di monossido di carbonio (CO) nell’aria ambiente, nonché marcate riduzioni degli ossidi di azoto (NOX). Anche le concentrazioni di piombo sono diminuite considerevolmente con l’introduzione della benzina senza piombo. Ma la qualità dell’aria e dell’acqua rimane inadeguata e gli impatti sulla salute sono i più disparati. Troppe abitazioni urbane sono ancora esposte a livelli d’inquinamento eccessivi.

Insomma il rapporto SOER 2010 offre, oltre che una riflessione sul graduale miglioramento ambientale a livello europeo, anche una dimostrazione sul ruolo positivo delle politiche adottate negli ultimi anni dalle Istituzioni Comunitarie. Per il prossimo futuro l’impegno e il coordinamento non potrà che essere rafforzato, anche perché, l’inquinamento e il degrado non conoscono barriere e confini geografici.

Francesco Pasculli


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