Attenzione

se stai leggendo questo testo significa che il tuo browser non supporta i fogli di stile (CSS). Se stai usando uno screen reader, prosegui con la navigazione, altrimenti segui le istruzioni su come aggiornare il tuo browser.
 
Header - Logo CIA

Ricerca

 

Area Riservata

 
 


Colonna Centrale: Contenuti

Percorso corrente:

26 maggio 2010
LE CHIOCCIOLE TRA CONSUMO ALIMENTARE E SIMBOLOGIA (Ia parte)

preparare-lumache-3.jpg

Come ben sanno gli archeologi, capita spesso di trovare, fra i sedimenti lasciatici dai nostri più antichi antenati, i gusci di innumerevoli chiocciole. Frammiste ai resti ossei di animali ben più grandi (quali cervi e cinghiali, ad esempio), testimoniano un uso alimentare antichissimo.

La “fame di proteine” ha sempre assillato l’uomo, di ieri e di oggi, e come rinunciare alla raccolta di simili innocue e abbondanti creature? Tale pratica in alcune regioni del mondo continua ininterrotta fin da allora dato che, nonostante il passaggio all’agricoltura e all’allevamento, la “fame di proteine animali” per molti è rimasta la stessa. Se non è addirittura peggiorata, visto l’utilizzo affatto occasionale della carne (relegata in genere alle festività). Soltanto negli ultimi decenni, infatti, e soltanto nel mondo più sviluppato, si è andata diffondendo una simile abbondanza e disponibilità delle (prima tanto ambite) proteine animali. Risulta chiaro, allora, il motivo scatenante la raccolta e il consumo periodico di chiocciole, da parte di contadini e pastori, in numerose regioni d’Italia: ovvero l’integrazione di nobili proteine animali in una dieta spesso carente di carne. Da sempre cibo “popolare” (sebbene, come vedremo, ne erano ghiotte anche le classi dominanti nel mondo antico), è soprattutto a partire dall’Alto Medioevo che la chiocciola fu bollata quale alimento caratterizzante la dieta dei ceti più bassi, che non potevano permettersi le proteine animali dei ricchi “principi” e “cavalieri”. Dobbiamo aspettare l’inizio del 1800 perché, a seguito della carestia del 1816 in Francia, le chiocciole ritornino in voga tra le classi dominanti europee quali prelibatezze elitarie. E il successo fu tale che, in pochi anni, conquistarono un posto d’onore nell’alta cucina francese: posto che tuttora conservano. Naturalmente, se analizzata così, il consumo alimentare di chiocciole, sembra rientrare solo in un freddo e puro calcolo nutrizionale. Ma, stante l’integrazione proteica che le chiocciole assicuravano fin dal passato più remoto, non dobbiamo dimenticarci anche dell’aspetto simbolico di questa ancestrale pratica nutritiva. La chiocciola, infatti, è un animale alquanto “insolito” e il suo aspetto ha da sempre attratto l’uomo. Se pensiamo a chiocciole e lumache (che, però, sebbene nell’uso linguistico comune vengano spesso confuse con le prime, non hanno il guscio) ci viene subito il mente l’immagine della lentezza. Quella saggia flemma che sembra accomunare questi molluschi gasteropodi con un altro animale dotato di carapace e caratterizzato dallo stesso placido incedere: la testuggine. In realtà, nonostante oggi sia praticamente scomparsa dalle credenze collettive, la “flemmatica” chiocciola era universalmente nota come simbolo lunare. E, al pari della luna, indicava la rigenerazione periodica della terra perché come il satellite terrestre appare la notte e scompare di giorno, la chiocciola mostra e nasconde le sue antenne (simili a corna, da sempre metafora dello spicchio lunare) in un moto interpretato come morte e rinascita: l’eterno ritorno ciclico del mondo antico. La spirale del guscio, poi, veniva connessa anche con le fasi lunari e, a testimonianza dell’antichità e dell’universalità di questa concezione, basta ricordare che nell’antica religione del Messico precolombiano il dio della luna, Tecsiztecatl, veniva rappresentato rinchiuso in un guscio di chiocciola. Fin dalla notte dei tempi l’uomo si è sempre interrogato sull’alternanza tra la luna e il sole, il giorno e la notte. E molte erano le culture che ritenevano che la luna morisse ogni notte, scendendo nel mondo delle ombre, oppure che inseguisse il sole (o ne venisse inseguita). Ma ritorniamo alla nostra chiocciola. Al pari della conchiglia, e a causa questa volta delle analogie con l’organo genitale femminile e con l’utero, si caricò anche di un simbolismo sessuale e non a caso finì per divenire simbolo di fertilità in tutto il mondo antico: tanto nel Vecchio quanto nel Nuovo Mondo. I Greci, infatti,  attribuirono alla chiocciola delle proprietà afrodisiache e pare fossero così ghiotti di questa pietanza da inventare, pare, addirittura una posata per rendere più agevole l’estrazione della parte edule interna: il kochliàrion (diminutivo di kochlìas “conchiglia”), un attrezzo molto simile ad un moderno cucchiaino assai concavo ad un’estremità e con il manico appuntito utilizzato per aprire molluschi o forare le uova. Per tramite del latino còchlear questo termine (e lo strumento che lo designa) sarebbe giunto fino a noi: in italiano, infatti, diciamo “cucchiaio”! Secondo un’altra teoria, più che dall’uso cui era destinato quest’arnese, il lemma kochliàrion potrebbe derivare dall’estremità concava e conchigliforme di tale posata o perché in origine veniva costruita a partire da un guscio di chiocciola/conchiglia.

(continua nel prossimo articolo...) 

Marco Miosi (antropologo culturale)


I Nostri Partner:

CIA - Confederazione Italiana Agricoltori
-
-
CIHEAM - IAMB (apertura in una nuova finestra)
-
Codita (apertura in una nuova finestra)

Finanziatori:

Regione Puglia
spacer
Unione Europea
intervento cofinanziato dall'U.E. F.E.S.R. sul POR Puglia 2000-2006
Misura 6.2 POR Puglia
Azione C "Sviluppo delle imprese e delle professioni"
Valid HTML 4.01 Transitional 
-
Valid CSS! 
-
Level Triple-A conformance icon, W3C-WAI Web Content Accessibility Guidelines 1.0

-
Cia Puglia, Via S. Matarrese, 4 - 70124 Bari - Tel 080.5616025 Fax 080.5641379 COD. FISC. 80016260723 - info@scianet.it
www.scianet.it é una testata giornalistica on line iscritta nel Registro della Stampa del Tribunale di Bari al n° 37/07.
Direttore responsabile: Antonio Barile