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17 aprile 2010
IL TARALLO PUGLIESE TRA SIMBOLOGIA E CULINARIA

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Qual è la simbologia del tarallo? Questo delizioso prodotto tipico soprattutto dell’arte culinaria pugliese cela nella sua circolarità simbologie antichissime. È presente anche in altre regioni dell’Italia centrale e meridionale (Umbria, Abruzzo, Campania, Puglia, Calabria e Sicilia) dove il suo nome viene usato per indicare una grande varietà di prodotti cotti in forno o lessati in acqua, sia dolci sia salati, che hanno in comune la forma ad anello, con le due estremità allacciate. Anche le più grandi ciambelle e ciambellone, vari tipi di pane, focacce e dolci presenti nelle cucine di tutte le regioni d’Italia, sono accomunate dalla forma ad anello. E non è un caso visto che il cerchio e l’anello evocano simbolismi primordiali. Alcuni linguisti sostengono che la stessa etimologia del termine “tarallo” andrebbe connessa con la radice “tar” che, in ambito indoeuropeo, rimanda al concetto dell’avvolgere, quindi del cerchio. Ci viene subito in mente un altro termine, tutto pugliese, che condividerebbe la stessa origine linguistica: il trullo! Anche il questo caso ci ritroviamo, infatti, di fronte ad una costruzione circolare e dalle antichissime origini. Trulli e taralli di Puglia legati quindi, quasi per uno strano scherzo del destino, dalla stessa simbologia del cerchio. Ma nulla è casuale. Il cerchio è un simbolo che nasce con l’umanità stessa. Nel caso del tarallo, in particolare, la sua circolarità sembra evocare la ciclicità del tempo, il ritorno delle stagioni. Ma più che ad una circonferenza perfetta (senza inizio né fine), il tarallo per la presenza delle due estremità allacciate sembra rifarsi maggiormente al simbolismo dell’uroboro: un serpente che si morde la coda, ricreandosi continuamente e formando così un cerchio. Questo segno mistico, condiviso dagli antichi Greci e dai Romani, indicava la natura ciclica delle cose, la teoria dell’eterno ritorno. Sembra quindi che gli antichissimi inventori del tarallo, al pari delle consimili ciambelle, si siano rifatti a questo simbolismo di rinascita ciclica quale augurio di buona speranza per il futuro raccolto. In origine, infatti, i taralli erano consumati soprattutto nel periodo invernale in particolare durante quello natalizio. Non a caso, in quanto il Natale segnerebbe proprio, grazie alla sua coincidenza con il solstizio d’inverno, la fine e l’inizio di un nuovo ciclo. Grazie a questa sua simbologia beneaugurale, il tarallo era utilizzato in passato anche per festeggiare matrimoni e fidanzamenti, come avveniva nel caso dei taralli neri della tradizione foggiana. Che si parli, dunque, di scaldatelli, di taralli o di taralli neri con vincotto (oggi valorizzati dall’“Atlante dei prodotti tipici agroalimentari di Puglia”), questi croccantissimi e friabilissimi prodotti della tradizione culinaria pugliese possono mantenere, pur se consumati oggi come rapidi spuntini, tutto il loro antichissimo valore simbolico.

Marco Miosi (antropologo culturale)


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