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31 maggio 2010
ALTA MURGIA AL FUTURO: I NUOVI IMPRENDITORI DEL GRANO DURO

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Sono tanti e diversi gli agricoltori che curano la terra di Puglia; alcuni sono giovani, determinati e preparati ad affrontare il mercato agroalimentare, sempre più incerto e complesso.

Natale Parisi, 34 anni, nome del nonno (come vuole la tradizione), laurea in Economia e Commercio con tesi in Economia e Politica Agraria – settore Agroalimentare – (come vorrebbe l’innovazione), continua la tradizione di famiglia iniziata dal nonno come imprenditore agricolo del grano duro: un’azienda di 50 ha, con un altro 100aio in affitto, gestita affiancando il padre (Francesco, 60 anni) ed una produzione annua che arriva, nelle annate buone, fino a 4000 q.li (varietà Simeto ed Anco Marzio). L’ultima estate non è andata bene: la racconta è stata fiacca con soli 2000 q.li di grano raccolto.

Al grano duro si affianca una piccola produzione di olio cui sono destinati 2 ha - varietà “bambina” e coratina – e la coltivazione di una leguminosa in avvicendamento con il grano, fino a qualche anno fa, il favino.

Fino a qualche anno fa, quando ancora non c’era l’Art. 68 della PAC a favorire l’avvicendamento colturale dei cereali con colture proteiche e oleaginose per il ripristino naturale di azoto nei suoli attraverso un premio agli agricoltori. Paradossalmente, un sistema che veniva praticato - con buon senso e senza incentivi - da alcuni imprenditori del grano e che portava profitto per la buona domanda di foraggere (necessaria all’allevamento zootecnico locale) oltre ad una buona fertilità del suolo, oggi rischia di diventare non redditizio per le grosse quantità di foraggere che finiranno sul mercato ad affolleranno l’offerta.

Tutto questo me lo spiega Natale Parisi: mentre parla mi sembra di vedergli fluttuare in testa dati statistici e prezzi, grafici delle tendenze del mercato, sperimentazioni e nuovi prodotti, previsioni a breve e lungo termine. La strategia aziendale che sta mettendo in campo, ancora prima che la richiesta ed il prezzo del favino precipitino, è di avvicendare al grano duro una produzione energetica - addirittura una coltura oleaginosa non ancora prevista ed incentivata dal famoso Art.68 - con buone prospettive per la produzione di Biodisel che gli Istituti di ricerca stanno testando: la Brassica Carinata.

Il giovane Parisi, insomma, guarda avanti: mentre tutti gli altri produttori si stanno orientando, grazie ai premi, sulle produzioni tradizionali, lui pensa ad un nuova coltura, interessante per il ritorno economico (con un mercato in evoluzione e potenzialmente redditizio, quello delle bioenergie rinnovabili) e per le caratteristiche fisiologiche (ha una maturazione tardiva che consente lavori in campo meno serrati).

E il premio? Il premio forse verrà, non tanto come incentivo della PAC ma come richiesta sul mercato: d’altronde il guadagno che l’azienda ha ottenuto negli scorsi anni con la vendita del favino non è equiparabile a quello che ricaverebbe oggi anche considerando il premio.

E’ difficile trovare un cerealicoltore che lavori con questa prospettiva sul mercato e sulla realtà: probabilmente è merito del connubio fortunato di amore per la campagna e l’agricoltura e passione per l’economia, di tradizione ed innovazione.

Natale lavora nei campi, durante il periodo estivo, da quando aveva 13 anni; non ha paura di sporcarsi le mani ma non gli dispiacerebbe fare anche altro, il consulente commerciale o il bancario, per esempio. Sceglie di fare l’imprenditore agricolo perché, secondo lui, al di là del momento difficile, il settore ha grandi potenzialità …

Grandi potenzialità nonostante la perdita di potere economico da parte degli agricoltori, sia a causa dei molteplici passaggi della distribuzione (il prezzo di un prodotto agricolo è dovuto, ormai, solo in minima parte alla sua produzione), che della fortissima concorrenza dei prodotti esteri, sempre più numerosi e sempre meno costosi.

Produzione estera la cui qualità, spesso, non è paragonabile a quella dei prodotti italiani ma che, qualora lo fosse, sarebbe ingiusto vendere a prezzi più bassi di quella italiana: il costo della manodopera all’estero è bassissimo e non salvaguardia il lavoratore in Italia, non tiene conto di lotte sindacali e sacrifici che tanta dignità hanno rivendicato al “vero costo” del lavoro. Questa l’opinione del giovane Parisi sulle produzioni che vengono dall’estero.

La situazione è un po’ diversa per il grano: la sua coltivazione in Canada e nei Paesi dell’est-europeo, su vaste superfici con produzioni altamente meccanizzate, non richiede molta manodopera a gravare sui costi mentre, qui in Italia e sull’Alta Murgia, in particolare, l’estrema frammentazione delle superfici coltivate, non consente una forte meccanizzazione della produzione: il grano duro dell’Alta Murgia è ancora coltivato dagli uomini (non dalle macchine) e questo incide sul suo costo.

Cosa farebbe, allora, un giovane imprenditore agricolo dotato di intraprendenza e competenza per piazzare vantaggiosamente il suo grano sul mercato?

Natale Parisi un’idea ce l’ha: anziché investire sull’acquisizione di nuovi terreni (come sta facendo, ora, il padre Francesco) svilupperebbe la trasformazione e la vendita diretta del prodotto; si è già fatto i conti: un piccolo consorzio di 5-6 giovani imprenditori del grano duro come lui, un investimento di qualche centinaio di migliaia di euro per la realizzazione di un mulino e di un pastificio, un piccolo marchio ed un grande prodotto legati dalla qualità per potersi proporre direttamente al consumatore.

Questo il futuro che vedono i nuovi imprenditori del grano duro sull’Alta Murgia.

 

Per maggiori informazioni:

Az. Agricola di Parisi Francesco, via V. Ragni, 119 - Gravina in Puglia (Ba)

cell. 338.1458876

parisinatale@alice.it

 

 

foto di Cosmo Laera tratta da Bari Economica (n.3 del 2009)


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