Attenzione

se stai leggendo questo testo significa che il tuo browser non supporta i fogli di stile (CSS). Se stai usando uno screen reader, prosegui con la navigazione, altrimenti segui le istruzioni su come aggiornare il tuo browser.
 

Chiudi Minimizza Agricoltura&Ambiente - Agro Energie

19 maggio 2010

FOTOVOLTAICO IN PUGLIA: EQUILIBRIO, DIVERSIFICAZIONE E REGOLAMENTAZIONE

Pubblicato qualche giorno fa l’ultimo rapporto del GSE in tema di solare in Italia. Il rapporto, scaricabile nella sezione "Dossier Specialistici", fotografa lo stato di avanzamento del settore nel panorama energetico italiano, in particolare per quanto riguarda il fotovoltaico. Lo sguardo si rivolge a questa tecnologia anche perché, come specifica lo stesso rapporto, non sono ancora entrati in esercizio impianti solari termodinamici. Numeri alla mano, il rapporto è un ottimo strumento per chiarire alcune delle questioni più urgenti per quanto riguarda la diffusione del fotovoltaico sui terreni agricoli. Cosa emerge dal rapporto? Nell’ultimo anno l’Italia ha conosciuto un boom sia per il numero di impianti installati che per la potenza prodotta. Se con il primo dato abbiamo raggiunto il numero di 71.284 impianti ed una crescita del 123% rispetto al 2008, per il secondo dato abbiamo raggiunto una potenza di 1.142 MW installati ed una crescita del 165%. Interessante il dato relativo alle classi di potenza dei singoli impianti. La maggior parte dei 71 mila impianti, il 50% per l’esattezza, registra una potenza compresa tra i 3 e i 20 KW, mentre un ulteriore 43% è rappresentato da impianti di piccole dimensioni (1-3 KW). Al 7% invece la quota di impianti di grandi dimensioni (maggiore ai 20 KW), dislocati principalmente nelle regioni meridionali. Se scorporiamo i dati regione per regione, notiamo come la dimensione media degli impianti in Puglia è la più alta d’Italia con una media per impianto di 40,5 KW, seguita da Molise e Basilicata, rispettivamente con il 37,1 e il 30,3. Ultime posizioni per Friuli e Liguria 8,3 e Sardegna 9,9. Altro dato su cui riflettere è riferibile alla natura dell’impianto e alla tipologia d’integrazione. Se a livello nazionale infatti il 44% della potenza installata non è integrata (ovvero impianti installati a terra) contro un 56% di potenza parzialmente o totalmente integrata (ovvero con moduli montati su strutture preesistenti o con moduli quali parti imprescindibili delle nuove costruzioni), il dato pugliese propende più verso impianti non integrati con l’81% ( sul totale della potenza installata), contro un 19% di impianti integrati (parzialmente o totalmente). Da questi dati si capisce il percorso differente intrapreso nelle varie regioni. Infatti se da un lato abbiamo la Lombardia, come regione leader per numero di impianti presenti, circa 10.814 (per lo più di piccole dimensioni) e con una produzione di 126 MW, dall’altro abbiamo la Puglia, con un numero di impianti di quasi la metà (5.290) ma una potenza quasi doppia rispetto a quella lombarda, ovvero circa 214 MW. Numeri questi che richiamano l’attenzione ai grandi parchi fotovoltaici, al centro di un serrato dibattito istituzionale tra l’Arpa, la Regione e le stesse organizzazioni professionali.

In questo scenario le ultime prese di posizione del Presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, indicano un percorso nuovo per quanto riguarda la legislatura corrente. Un percorso incentrato sulla "solarizzazione" degli edifici nelle città e nelle aree industriali dismesse, piuttosto che sull’ utilizzo dei suoli agricoli per fini energetici. Per quanto riguarda le imprese agricole, tende a specificare l’Assessore regionale alle Risorse Agro Alimentari, Dario Stefàno, il percorso è molto chiaro: "Questo fenomeno che siamo stati bravi a generare e sviluppare, deve essere riportato in un recinto di gestione intelligente. Sull’impatto in agricoltura vogliamo determinare condizioni di stimolo e di incentivo all’auto consumo così da aiutare le aziende agricole ad alleggerire il peso della loro bolletta energetica". Su un aspetto tuttavia è auspicabile una totale convergenza delle istituzioni, ovvero su quegli impianti energetici di taglia piccola, come il mini eolico e il mini fotovoltaico, tecnologie indubbiamente meno invasive e utili sia per l’auto consumo che per la messa in rete dell’elettricità in eccedenza. E’ proprio su questo la CIA Puglia è da tempo impegnata. In particolare, come proposto anche in fase di definizione del Pear Puglia, la CIA è da sempre a favore di un maggior equilibrio tra la produzione energetica per usi aziendali e la vendita diretta. Inoltre la CIA si è espressa in favore di una migliore regolamentazione territoriale nella definizione delle aree vocate a finalità energetiche. Questo nell’ottica anche di un protagonismo attivo degli agricoltori, non più intesi come semplici venditori o affittuatari di terreni ma promotori attivi della diffusione dell’energie rinnovabili.

Francesco Pasculli