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11 maggio 2010

BIOMASSE, FILIERE CORTE E CERTIFICATI VERDI

Nelle ultime settimane sono state introdotte importanti novità in tema di produzione di biomasse e biogas. Si è infatti concluso, dopo un lungo dibattito, l’iter legislativo che stabilisce nuove modalità per l’accesso agli incentivi da parte dei soggetti produttori e distributori di biomasse/biogas derivanti da prodotti agricoli, d’allevamento e forestali. In particolare è stata definita più chiaramente la normativa in tema di tracciabilità e rintracciabilità di filiera delle biomasse, requisito indispensabile per il riconoscimento degli incentivi stessi.

Con il decreto ministeriale, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale lo scorso 5 maggio (GU n. 103), il legislatore ha definito più precisamente il sistema degli incentivi verso impianti di potenza superiore a 1 MW, condizionati all’uso di determinate tipologie di biomassa ed alla loro provenienza geografica. Se per gli impianti di potenza inferiore a 1 MW il legislatore ha infatti semplificato gli incentivi con una tariffa onnicomprensiva di 0,28 euro per KWh per tutte le tipologie di biomasse (che siano la parte biodegradabile dei prodotti, dei rifiuti, dei residui provenienti dall’agricoltura o dei rifiuti urbani e/o industriali vedasi Dlgs 387/03), per quanto riguarda gli impianti di potenza superiore è stato introdotto un nuovo percorso rispetto alla legislazione precedente. Questo ovviamente nel rispetto di alcune tutele ambientali e di valorizzazione del territorio e del paesaggio.

Il nuovo decreto prevede in particolare il riconoscimento da parte del Gse di un coefficiente moltiplicativo dei certificati verdi di 1,8 per ogni MWh d’energia elettrica prodotta. Per accedere a questa tariffa incentivante il produttore deve possedere la qualifica di IAFR rilasciata da parte del Gse, in quanto impianto alimentato da biomasse e biogas derivante da prodotti agricoli e di allevamento/forestali o sottoprodotti. Requisito fondamentale è che tali produzioni devono avvenire all’interno di accordi di filiere o contratti quadro (art. 9 e 10 Dlgs 102/2005), oppure coinvolte in filiere corte. La definizione di filiera corta, così come prevista nel decreto, prevede una produzione entro un raggio di 70 km dall'impianto di produzione dell'energia elettrica. La lunghezza del predetto raggio è misurata come la distanza in linea d'aria che intercorre tra l'impianto di produzione dell’energia elettrica e i confini amministrativi del Comune in cui ricade il luogo di produzione della biomassa.

Per quanto riguarda le modalità della tracciabilità, il produttore ha l’obbligo di trasmettere al Mipaaf entro il 30 novembre dell’anno per il quale è richiesta l’emissione dei certificati verdi, la documentazione presente nell’allegato 1 del presente decreto, con la definizione della tipologia/e di biomassa prodotta (colture dedicate agricole e forestali, gestione del bosco, residui di campo delle aziende agricole residui delle attività di lavorazione dei prodotti agroalimentari, zootecnici e forestali, residui di zootecnia). Il produttore è inoltre tenuto a conservare la documentazione per i controlli previsti. Il riconoscimento del coefficiente incentivante da parte del Gse sarà accordato entro il 31 gennaio dell’anno successivo alla richiesta, successivamente all’esito positivo della documentazione da parte del Ministero.

L’incentivo, come si può ben capire dai tempi di approvazione, ha una natura consuntiva. Tuttavia i certificati verdi possono essere richiesti preventivamente da parte dell’impresa con la presentazione di una fideiussione bancaria a garanzia della veridicità delle informazioni aziendali.

Francesco Pasculli