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05 maggio 2010
L’UOMO DELLA LENTICCHIA DI ALTAMURA


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1.jpgPiscina presso il Pulicchio di Gravina
2.jpgL'azienda "La valle nel parco"
3.jpgPreparazione del terreno per la semina
4.jpgPiante di lenticchia
5.jpgMomento della trebbiatura
6.jpgDopo la raccolta
7.jpgPietro intento alla selezione
8.jpgUno dei macchinari per l'impacchettamento
9.jpgLenticchie di Altamura confezionate a confronto con altra varietà: si nota la diversa pezzatura
9-1.jpgLe lenticchia di Altamura in mostra fra gli altri legumi
9-2.jpgPietro Cifarelli presenta i suoi prodotti in fiera
9-3.jpgLe lenticchie cucinate pronte per l'assaggio
9-4.jpgTavolo di degustazione in un'iniziativa per la valorizzazione dei prodotti dell'Alta Murgia
9-5.jpgL'uomo della lenticchia di Altamura
lenticchia.jpg

<Il mio destino è destinato …> così inizia il tema di italiano “Cosa vuoi fare da grande?” di Pietro Cifarelli, ad 11 anni, primo anno di Scuola Media.

Oggi, Pietro, 44 anni - agricoltore altamurano da innumerevoli generazioni, sta felicemente realizzando il suo “destino destinato”, fatalmente guidato da chiari segni della sorte.

La sua storia è indissolubilmente legata ad uno dei grandi prodotti tradizionali dell’Alta Murgia: la lenticchia “Gigante di Altamura” che ha fatto la fortuna di tante famiglia di agricoltori e di imprenditori della zona, soprattutto fra gli anni ’50 e ’60, periodo del boom della Gigante sui mercati nazionali ed internazionali con esportazioni in tutto il mondo, principalmente negli U.S.A ed in Canada.

Già dagli anni ’30,  la lenticchia, fonte di proteine e ferro a buon mercato, aveva trovato sull’Alta Murgia  terreni – freschi e asciutti - adatti alla sua coltivazione e piccole aziende agricole, a conduzione famigliare, per la sua farraginosa raccolta diventando uno dei prodotti  cardine dell’economia altamurana (quando Altamura era la città delle 3 "elle": lino, lana, lenticchia). E’ un prodotto rinomato ed esportato: quasi trionfale è lo stand dedicatole alla prima Fiera del Levante da una delle ditte più importanti per la sua lavorazione, l’azienda Stasolla.

Agli inizi degli anni ’70, inizia il suo declino a causa del calo della domanda sul mercato (gli importatori Statunitensi e Canadesi, dopo averla fatta diventare una loro produzione, sono diventati fra i maggiori produttori ed esportatori  grazie alle colture industriali, altamente meccanizzate), della diminuzione di manodopera e della progressiva sostituzione con colture più redditizie, il grano duro in primis.

Il nonno di Pietro è proprio intento ad estirpare la lenticchia per seminare il grano duro quando, durante un violento temporale, nel giugno del ’67, viene colpito e fatalmente ucciso da un fulmine: Pietro ha poco più di sei mesi e la sua famiglia vede scomparire il maggior depositario di conoscenze per la coltivazione della lenticchia.

Negli anni a seguire, Pietro ed il padre continuano a condurre la piccola azienda agricola di famiglia coltivando grano duro e vite: la tradizione della coltivazione della lenticchia si è interrotta con la morte del nonno e - con lo scomparire di questa coltura - ad Altamura, resterà solo il ricordo, la “cultura” della Gigante.

Il giovane Pietro che alla scuola media sa già - e bene - cosa farà da grande, continua a lavorare nei campi e, determinato e volenteroso, frequenta la scuola serale per ottenere il diploma di ragioniere: la mattina, alle 6.00, è sul trattore con il padre, diretto in campagna mentre legge il libro di scuola.

Nel ’97, mentre s’industria facendo il ragioniere tutto fare per un frantoio ed il contoterzista per un notaio, marito della ex professoressa di francese alle superiori, arriva un altro segno del destino destinato: il notaio gli propone di acquistare, seduta stante e ad un prezzo onesto, i 13 ha che Pietro gli ha fatto seminare ad orzo, alcuni mesi prima … e Pietro lascia tutto ed accetta.

Inizia così la sua attività di imprenditore agricolo affiancando la sua produzione a quella del padre sulle colture più proficue di quegli anni.

La lenticchia resta trascurata, piccola coltura per l’uso famigliare, fino al 2004, quando con l’abolizione delle quote e  la necessità di integrare il reddito agricolo attraverso una “nuova” coltura che possa alternarsi con il grano duro, Pietro decide di recuperare la tradizione di famiglia e coltivare la Gigante di Altamura per motivi storici e culturali (oltre che per <una buona strategia di marketing e visione delle future tendenze del mercato del tipico>, diremmo noi).

La coltura della lenticchia non è semplice perché è particolarmente sensibile all’umidità ed agli attacchi parassitari, perché - faticosa e macchinosa - è la raccolta e perché, per la Gigante in particolare, c’è una produzione inferiore rispetto ad una varietà a lente più piccola e la necessità di raccoglierla ed essiccarla senza farla giungere al termine della sviluppo, in maniera da conservarne il caratteristico colore verde scuro.

I primi anni sono difficili e pieni di tentativi: attraverso i racconti del padre, le prove di germinabilità sulla semente che gli arriva dagli Stati Uniti e dal Canada, gli esperimenti sulle tecniche colturali ed i sistemi per meccanizzare la raccolta, Pietro arriva ad una prima produzione di 4,5 ha di Gigante.

Difficile è anche il mercato, per tutti e, soprattutto, per un piccolo imprenditore agricolo che ha deciso di investire cuore, tempo e denaro su una coltura estinta e non più richiesta: per farla conoscere e valorizzare si prodiga in progetti ed iniziative sui prodotti tipici dell’Alta Murgia, dalle passeggiate in azienda del Parco, ai panel test di Principi attivi, alle degustazioni delle Associazioni per la valorizzazione del Tipico con tanto aiuto dalla moglie Imma, continuamente impegnata a cucinare pentoloni di lenticchia.

Oggi, l’azienda di Pietro, “La Valle nel Parco”, conta 45 ha di terreno situato nel cuore del Parco dell’Alta Murgia (proprio sotto il puliccchio di Gravina), a conduzione integrata, e produce 26 q di Gigante oltre a grano duro, cicerchia, cece e cece nero.

La sperimentazione per ottenere un prodotto migliore e tecniche più efficienti continua;  ultima novità è la modifica di una falciatrice con l’aggiunta di un supporto per “trattare più delicatamente” le piante di lenticchia durante la raccolta e le prove sperimentali per farla asciugare senza essiccarla troppo.

Il tutto per far restare verde questa lenticchia, gialla a maturazione completa e con essiccazione tradizionale,  e arricchirla di aroma che altrimenti perderebbe: provate ad assaggiarne una cruda (la Gigante verde di Cifarelli) … dopo qualche istante sentirete un sentore - come dicono i sommelier! - balsamico e fresco.

Anche la promozione del suo prodotto continua: ultima idea di Pietro e dell’Associazione culturale Dugongo per far conoscere questo prodotto e valorizzarlo è l’iniziativa “Lenticchia di Altamura – Raccontami …” per recuperare storie, ricette, aneddoti su questa grande lenticchia.

Quali sono, ancora oggi, i problemi per un piccolo imprenditore della lenticchia?

Le delicatezza di questa coltura, molto sensibile all’umidità ed alle infestazioni, che richiede una grande attenzione e pratiche fitosanitarie opportune.

I canali commerciali: passaparola e vendita diretta in azienda, restano lo sbocco commerciale più importante; sono ancora pochi  i negozi specializzati sui prodotti tipici che vendono la Gigante e gli altri prodotti di Pietro (6, fra circondario di Altamura e provincia di Bari) ed ancora meno i ristoratori che si avvalgono del suo prodotto in cucina (3 ristoranti nella zona di Altamura).

I costi elevati necessari per rispettare la normativa in materia di sicurezza alimentare (HACCP), sopratutto per quanto riguarda l’impacchettamento delle lenticchie e degli altri prodotti che Cifarelli ha potuto affidare ad unica azienda specializzata, ad una quarantina di km.

Questa la storia dell’Uomo della Lenticchia di Altamura e di tutto un territorio, l’Alta Murgia, che, con iniziativa e determinazione, sta cercando di riconquistare la coltura - oltre che la cultura - dei suoi grandi prodotti.

 

Per altre informazioni sull’azienda “La Valle nel Parco” di Pietro Cifarelli:

tel. 080.3105296

cell. 368.3633056

pietrocifarelli@libero.it

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