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13 aprile 2010

LE PALE TRA I MENHIR NEOLITICI

In passato i contadini vietavano ai figli di attraversare la serra di Giuggianello. Qui c’era il rischio di incontrare delle fate che potevano trasformarli in alberi. Oggi in questo lembo di terra tra Palmariggi, Minervino e Giuggianello, conosciuto da tutti come la "Collina dei fanciulli e delle ninfe", si aggira un altro spettro. Quello delle pale eoliche. Leggende a parte, questa zona del basso Salento è considerata dagli studiosi l’acropoli della civiltà messapico – salentina. Sono innumerevoli i menhir neolitici, senza dimenticare la presenza di una cappella bizantina del IX secolo dopo Cristo. A poche centinaia di metri da questi rilevanti siti potrebbero sorgere, a breve, tre parchi eolici, con in tutto 20 pale alte 125 metri. Il meccanismo è semplice. Le società di energia, quasi tutte del Nord, individuano le zone dove sistemare le torri: ai Comuni vanno le royalty, ai proprietari dei suoli una quota per l’affitto. E sul territorio - si lamenta la popolazione – non arrivano benefici, ma danni. L’energia ai cittadini non costa di meno e il paesaggio viene deturpato. Nei prossimi giorni il Consiglio di Stato dovrà esprimersi sulle undici pale di Giuggianello, mentre gli iter dei parchi di Minervino e Palmariggi sono già a buon punto. A presentare una serie di ricorsi contro le amministrazioni comunali per bloccare l’installazione delle pale hanno pensato varie associazioni capeggiate da "Italia Nostra Onlus" e supportate dalla Provincia di Lecce. "All’inizio - spiega l’attivista Oreste Caroppo – eravamo favorevoli all’energia pulita, che ci era stata presentata come un qualcosa di straordinario. Ma vedendo le prime pale che lentamente hanno invaso il Salento, abbiamo notato le negatività: quintali di cemento, onde elettromagnetiche, paesaggio distrutto e un rumore insopportabile". Un ronzio così fastidioso che ha mandato in depressione la moglie di un contadino che aveva affittato il suolo per l’ubicazione di una pala eolica.

Spostandosi da Giuggianello una decina di chilometri più a Nord sorge il paesino di Martano, un piccolo gioiello tra antiche masserie e ulivi secolari. Dalla piazza del paese non passano per niente inosservate sette pale eoliche che si trovano a pochi chilometri nelle campagne che portano a Carpignano. "Abito in una masseria – spiega Roberto Chironi – a 800 metri dalle pale. Quando il vento soffia forte vivo un incubo perché il rumore è così assordante da farmi impazzire". Il parco eolico di Carpignano sorge in mezzo a ettari di ulivi. E proprio la crisi dell’agricoltura è alla base della scelta dei contadini che hanno affittato i suoli per l’installazione delle pale. Un business da 5 mila euro l’anno, che non ha paragoni con le rendite agricole. Una torre in media occupa 400 metri quadrati , quanto un impianto da 8 alberi. "In un anno – continua Chironi – un ulivo può produrre 30 chili di olive, a cui si devono aggiungere le spese per la potatura e la raccolta, mentre per l’affitto per una pala eolica realizza una rendita 100 volte superiore: insomma, una pala vale quasi mille ulivi". Oltre alla popolazione anche la comunità scientifica si sta interrogando sull’impatto dell’eolico nel paesaggio. La Puglia, infatti, è la prima regione in Italia per produzione di energia eolica. "Le energie rinnovabili – spiega Nicola Cotenna, fisico e presidente dell’Università pugliese dell’idrogeno – non devono essere pensate per la costruzione di grandi centrali. Si dovrebbe puntare sui piccoli impianti, altrimenti se non si mette un limite il territorio verrà stuprato definitivamente". Per ora la battaglia silenziosa degli attivisti prosegue. "Non vogliamo modificare – chiosa la comunità salentina – il nostro territorio e la nostra storia. C’è il rischio che un domani dovremo raccontare che le fate della serra di Giuggianello possono trasformare i bambini in pale eoliche. Perché la nostra leggenda parla di alberi.

Fonte: Corriere del Mezzogiorno