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03 aprile 2010

AGRICOLTURA + TURISMO = TipicamentePuglia

Ci sono posti che fecondano di desideri l’immaginario collettivo e ne scatenano emozioni e desideri. La Puglia è uno di questi. Lo è di sicuro per il mare e gli ulivi. Ma lo è, soprattutto, per il mangiare bene con la classica acquolina in bocca che si forma al solo pensiero dei tanti prodotti tipici.

Il progetto "Tipicamente Puglia", finanziato dalla Regione Puglia - assessorato al Turismo (attuato dalla Camera di Commercio Bari, Cia Puglia, Agriplan srl, Università di Bari e del Salento), colloca l’enogastronomia come attrattore turistico trasversale, in quanto è sempre oggetto di fruizione, anche nei casi in cui essa non sia la motivazione principale del viaggio (turismo enogastronomico). La ragione è evidente: il turista deve in ogni caso alimentarsi. La vacanza in Puglia dunque rappresenta un’esperienza che coinvolge tutti i sensi ed è occasione di scoperta, consumo e acquisto dei prodotti tipici, ma anche incentivo al riacquisto quando si torna a casa.

"Tipicamente Puglia" ha individuato luoghi ed eccellenze architettoniche e paesaggistiche da una parte e lo studio e la selezione delle tipicità agroalimentari relative alle località stesse dall’altra. Questa base di studi ha permesso la costruzione di "10 itinerari del gusto" per un totale di 83 comuni appartenenti alle 6 province, il coinvolgimento di 145 aziende ricettive e/o di ristorazione rurali e la collocazione di una media di 15 – 20 prodotti fra tipici tradizionali, DOC, DOP, IGT, IGP per ognuno dei percorsi. Gli itinerari così proposti e le strutture coinvolte (www.tipicamentepuglia.com) sono state promosse presso giornalisti e Tour Operator di paesi esteri (Germania, Regno Unito, Russia), quali nuovi spazi del territorio pugliese da proporre come una potenziale offerta turistica a coloro che vengono a visitare la nostra regione.

Tra i risultati più rilevanti, la creazione di una rete di contatti con Tour Operator internazionali (Regno Unito, Russia e Germania – da quest’ultimo, secondo dati ISTAT 2009 proviene il 28,8% del totale dei flussi turistici internazionali) che tramite un apposito educational tour hanno avuto l’opportunità di sperimentare alcuni fra gli itinerari del gusto proposti dalla "Guida dei percorsi della tradizione per un turismo rurale sostenibile". A seguito di questa esperienza e di feedback decisamente positivi, si è proceduti ad un approfondimento della conoscenza dei fornitori: le aziende agricole, i ristoratori di produzioni tipiche, le cantine, le strutture ricettive rurali. Il confronto, la formazione e lo studio delle best practices, quali attività previste ed effettuate nell’ambito del progetto, hanno fatto emergere le idee, le esigenze ma soprattutto la necessità di coordinarsi al fine di costruire un’offerta turistica coordinata. Attraverso lo studio delle Best Practices su esperienze di valorizzazione territoriale basata sui prodotti tradizionali si è sfociati alla costituzione di una "Carta dei Criteri per la qualificazione delle strutture turistiche per il turismo rurale sostenibile". Un vero e proprio disciplinare rivolto alle aziende che si impegnano a valorizzare i prodotti agroalimentari tipici tradizionali e la cultura locale.

La destagionalizzazione

Il progetto Tipicamente Puglia rientra all’interno di una strategia regionale che tende a favorire la destagionalizzazione del turismo e a sviluppare il turismo rurale. In Puglia le presenze/arrivi sono ancora concentrate fra giugno e agosto e quindi esclusivamente nelle località balneari con un picco del 77,8% nel mese di giugno (dati ISTAT 2009). Così come l’offerta di turismo rurale è poco sviluppata rispetto ad alcune regioni italiane come la Campania, la Sicilia, la Sardegna e prima fra tutte la Toscana che viene venduta dal 66,4% dei tour operator europei a differenza della Puglia proposta e venduta solo dal 20,1% (Fonte: Dati ISNART 2008). In particolare nei cataloghi tedeschi e del Regno Unito i pacchetti vacanze in Puglia legati ad arte, cultura ed enogastronomia sono proposti in percentuale solo per il 3,9% a differenza di Sicilia e Campania la cui proposta supera il 20% dei tour pubblicizzati.

Malgrado ciò la destagionalizzazione del turismo pugliese è molto più vicina di quanto sembri. Gli ultimi dati Istat – diffusi il 17 febbraio 2010 – inseriscono la Puglia al primo posto nel IV trimestre (ottobre-dicembre 2009) tra le destinazione delle vacanze di 4 o più notti in Italia. Un dato che si aggiunge ad altri segnali incoraggianti come la valorizzazione dell’entroterra pugliese attraverso l’attribuzione di marchi destinati a mete non costiere come la Bandiera Verde Agricoltura della CIA attribuita nel novembre 2009 a Cisternino e Tricase e Bandiera Arancione del Touring Club Italiano che oltre che a Sant’Agata di Puglia ed Alberona è stata attribuita l’8 gennaio scorso ad altri 4 comuni: Alberobello, Cisternino, Orsara di Puglia e Pietramontecorvino; infine il Club dei Borghi più Belli d’Italia dell’ANCI di cui 9 sono stati individuati in Puglia; e infine l’Associazione "Borghi Autentici" di cui fanno parte 6 comuni pugliesi. Iniziative stimolanti che confermano la Puglia come un territorio particolarmente vocato allo "slow tourism" inteso come un "modo" di fare vacanza che concretizza in pieno i princìpi del turismo sostenibile. Masserie, trulli, tavoliere, e località costiere (il promontorio del Gargano, Otranto, Gallipoli ecc.) e dell’entroterra (la Valle d’Itria con Alberobello, ma anche località meno conosciute come Conversano o Troia e Lucera nel Sub Appennino Dauno) sono momenti di forte identificazione dell’offerta e del modus vivendi locale. Vi è perciò una vivacità ed offerta dei diversi turismi di nicchia possibili in Puglia (è diretta non solo al mercato indipendente, che sempre più si sviluppa grazie all’uso di internet, ma anche alla domanda che transita attraverso i Tour Operator) con una forte valorizzazione del "territorio rurale". Negli ultimi anni, infatti, si è sviluppata una importante presenza di strutture ricettive rurali distribuite sulle 6 province pugliesi per un totale di quasi 7mila posti letto (dati IPRES 2009); un incremento significativo dei visitatori in terra di Puglia fra il 2006 e il 2008 di circa un milione e mezzo. Una ricettività costruita su ingredienti che rendono la destinazione "Puglia" uno spazio che nella percezione della domanda si presta ad esperienze di "turismo autentico ed emozionale" attraverso il legame fra cultura, territorio e stili di vita.

Le prospettive future

Durante il seminario conclusivo di Tipicamente Puglia, svoltosi il 9 febbraio u.s., si è posto l’accento sulle risultanze emerse e i punti deboli di un sistema turistico integrato. E’ evidente prima di tutto, una difficoltà di coordinamento fra le microimprese rurali il cui principale ostacolo ad uno sviluppo coordinato è rappresentato dalla bassa capacità di costituirsi in circuito turistico e quindi di rientrare in percorsi già esistenti così come costruirne di nuovi. Alla base di questa difficoltà vi è una quasi totale assenza di un orientamento imprenditoriale volto a concepire il territorio su cui si opera come una destination management. Manca quindi un sistema relazionale che veda coinvolti i differenti attori territoriali ed imprenditoriali e che sia finalizzato a supportare la competitività della destinazione nel suo complesso e, allo stesso tempo dei differenti soggetti ivi operanti. Ovviamente questo porta ad una "non emersione" di un "potere contrattuale di destinazione" nei riguardi dei differenti soggetti e sistemi esterni che influenzano la specifica competitività, in primis Tour Operator e di seguito anche le compagnie aeree.

Forte è anche l’esigenza di rivedere o di creare da zero una "sentieristica" delle eccellenze rurali. La segnalazione dei sentieri è fondamentale per l’attività escursionistica, intesa come attività educativa per una corretta fruibilità del paesaggio e per la riscoperta dei segni dell’uomo e della cultura dei luoghi, compresi quelli meno urbanizzati; come tale essa apporta certamente una crescita economica oltreché sociale e culturale.

Questi fattori di evidente debolezza portano a una frammentaria offerta turistica rurale e quindi ad una totale assenza dell’incontro fornitore (azienda agrituristica e simili) ed acquirente (tour operator) che non compra semplicemente perché non esiste un prodotto ovvero il pacchetto, l’itinerario e così via o perché per una debole strategia di marketing, il prodotto esistente non si conosce.

Un’ultima considerazione riguarda la correlazione tra posizionamento dei prodotti tipici e posizionamento turistico del territorio. Il posizionamento turistico del territorio pugliese è frutto di un mix equilibrato di diversi asset di attrazione, tra i quali anche le produzioni tipiche; insieme ai paesaggi naturali (mare, colline ecc.) e urbani (Lecce una delle 10 mete più visitate nel mondo), alla cultura e alla storia, può annoverare anche un patrimonio agroalimentare internazionalmente riconosciuto. Un ruolo fondamentale assume il rapporto tra le azioni di marketing turistico del territorio e quelle di valorizzazione delle sue produzioni alimentari. Consci che in tutti i mercati, anche in quello della somministrazione e del consumo di prodotti alimentari da parte dei turisti le finalità della segmentazione sono essenzialmente riconducibili all’esigenza di conoscere meglio i clienti, verso i quali poi rivolgere delle azioni di marketing più mirate, più precise, più selettive, più efficaci.

Franco Catapano

articolo apparso sull'ultimo numero di Bari Economica