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19 febbraio 2010

UN VERO SUCCESSO L’ASSEMBLEA REGIONALE DELLA CIA PUGLIA

“Agricoltori protagonisti. Uniti per vincere”: è stato questo il tema della quinta assemblea elettiva regionale della Cia di Puglia, che si è svolta ieri (giovedì 18 febbraio) a Bari, presso l’Hotel Excelsior.

I lavori sono stati aperti dal vicepresidente vicario della Cia Puglia Donato Petruzzi. È seguita l’ampia e articolata relazione del presidente regionale Antonio Barile e gli interventi ed i saluti dei rappresentanti istituzionali del territorio regionale e degli invitati. 

Sono intervenuti, tra gli altri, Luigi Farace, presidente dell’Unioncamere Puglia, Dario Stefàno, assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Michele Emiliano, sindaco di Bari, Pietro Pepe, presidente del Consiglio regionale Puglia, Paolo De Castro, presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo, Rocco Palese, candidato presidente della Regione Puglia alle prossime elezioni regionali, e Giuseppe Ferro, direttore Area Politiche per lo sviluppo rurale della Regione Puglia. 

Al termine dei lavori delle commissioni e del dibattito, le conclusioni sono state tracciate dal presidente nazionale della Cia Giuseppe Politi.

Di seguito si riporta uno stralcio della relazione del Presidente della Cia Puglia Antonio Barile:

 

“Oggi assumiamo su si noi una grande responsabilità perché insieme siamo qui a rappresentare i 61.644 iscritti alla Cia Puglia, che vivono sulla loro pelle le conseguenze drammatiche della crisi che morde ferocemente l’agricoltura pugliese e toglie il sorriso e la serenità agli agricoltori della nostra regione e alle loro famiglie.

La Cia Puglia ha la coscienza a posto! Tutte le battaglie che andavano fatte noi le abbiamo fatte, e tutte quelle che sarà necessario fare noi le faremo.

La politica e le istituzioni di governo ai vari livelli hanno cancellato dal loro vocabolario le parole concertazione e sussidiarietà e il ruolo dei corpi sociali intermedi.

Il Ministro Zaia in questi due anni di governo non ha mai convocato il tavolo agroalimentare, peraltro istituito per legge. Mai. 

In Puglia, negli ultimi dieci anni, abbiamo registrato costantemente, senza soluzione di continuità, un rifiuto ostinato a una concertazione vera con le organizzazioni professionali agricole.

La Cia è  impegnata con tutte le sue forze per realizzare il “Patto con la società”, affinché venga assegnato nuovamente dalla società un ruolo da protagonista all’agricoltura nello sviluppo economico e sociale del nostro Paese. Noi confidiamo nel riconoscimento del ruolo dell’agricoltura da parte dei cittadini nella società.

Siamo fortemente convinti della necessità di promuovere un nuovo protagonismo degli agricoltori nella società. E per farlo riteniamo non più rinviabile un nuovo processo costituente dell’agricoltura.  Per questo obbiettivo strategico abbiamo messo in gioco noi stessi, progettando l’autoriforma della Cia.

Carissimi amici del Copagri, della Confagricoltura e della Coldiretti  abbiamo nei prossimi giorni la possibilità di far partire dalla Puglia un segnale politico a tutti gli agricoltori italiani e alle istituzioni. La nuova provincia della Bat ci impone di costituire  nuove associazioni provinciali.

La mia proposta è: diamo vita in questa nuova provincia alla Costituente dell’Agricoltura della Bat, per giungere in tempi brevi alla costituzione di un’unica associazione provinciale rappresentativa di tutte quattro le nostre organizzazioni.

Le imprese agricole hanno difficoltà ad agire in un mercato sempre più ampio e concorrenziale.

È pertanto necessario un salto di qualità delle politiche, un progetto per lo sviluppo dell’agricoltura, per accrescere le capacità concorrenziali delle imprese agricole, per promuovere e difendere il “made in Italy” agricolo e alimentare.

Per  questa ragione non abbiamo compreso l’assenza di misure straordinarie nella Legge Finanziaria 2010 approvata dalla maggioranza di governo in parlamento.

Non finanziava il fondo di solidarietà per le calamità atmosferiche, prorogava solo fino al 31 luglio 2010 la fiscalizzazione dei contributi Inps per le aree svantaggiate, cancellava dopo 50 anni le agevolazioni fiscali per piccola proprietà contadina e non prendeva neppure in considerazione la possibilità di alleggerire la pressione fiscale sui costi energetici e del carburante agricolo.

Abbiamo bisogno di una nuova politica agraria figlia del coinvolgimento più largo, in primo luogo degli agricoltori. Per questo chiediamo la convocazione entro il 2010 della Conferenza nazionale dell’agricoltura e dello sviluppo rurale, in previsione degli appuntamenti importantissimi sulla riforma della Pac e del bilancio dell’Unione Europea.

Nel 2010 l’agricoltura pugliese e del mezzogiorno ha bisogno di certezze di fronte al Processo di Barcellona, cioè l’apertura della trattativa per la costruzione dell’area di libero scambio euromediterranea.

Infatti gli Accordi di Associazione e i Green Corridor finora sottocritti rispondono esclusivamente agli interessi delle macro-organizzazioni commerciali, che usano il pugno di ferro del dumping delle importazioni per realizzare la grande speculazione commerciale sulle produzioni agricole della Puglia e del sud.

Con la Commissione agricoltura del Parlamento europeo presieduta dall’on. Paolo De Castro, con le nuove prerogative che gli assegna il Trattato di Lisbona, abbiamo per la prima volta la possibilità di disegnare una nuova Pac più aderente alle esigenze dell’agricoltura del mezzogiorno d’Europa.

La cancellazione inopinata dei dazi sul grano duro, anche per quello di bassa qualità, avvenuta a ottobre scorso, mentre i prezzi del grano duro nazionale calavano a picco sotto i colpi della speculazione più malvagia dei nostri molitori e pastai, è la dimostrazione che a Bruxelles c’è un apparato politico burocratico portato alla mistificazione delle regole di mercato.

Il sostegno pubblico della Pac dovrà essere destinato principalmente agli agricoltori professionali ed alle imprese agricole che operano nel mercato dei prodotti e del lavoro.

La Pac dovrà sempre più sostenere l’agricoltura  e definire  regole chiare, valide per tutti i soggetti economici che agiscono nel mercato. Senza regole, prevale la concorrenza sleale e distruttiva.

Chiediamo che essa contenga una solida rete di sicurezza per la tutela della produzione italiana e si fondi su una puntuale normativa sull’origine dei prodotti, sul contrasto alla pratiche anticoncorrenziali, a partire dalle contraffazioni e dalle imitazioni, sul rispetto universale delle norme igienico-sanitarie per i prodotti agricoli immessi nel mercato comunitario.

Per questa ragione la nostra reazione è più stizzosa, quando la falsificazione dei nostri prodotti diventa sfacciata e immorale, quando i predoni dell’agricoltura pugliese non solo ci rapinano sui prezzi, ma offendono anche la nostra memoria storica, la nostra cultura, i sapori e i saperi della nostra tradizione.

Per questo il 20 luglio scorso alla presenza di Nichi Vendola e Dario Stefano lanciammo un grido d’allarme: l’economia dell’inganno sta strangolando l’agricoltura pugliese.

Preannunciammo il grande disagio che viveva e vive ancora oggi il mondo agricolo, una vera e propria bomba sociale che nell’autunno scorso è puntualmente è scoppiata.

La nostra agricoltura è vittima della più grande depredazione, che ha portato, secondo l’Istat,  al tracollo dei prezzi del grano duro (meno 40,3 per cento), dell’olio extravergine d’oliva (meno 20,4 per cento), degli ortaggi (meno 10,6 per cento) della frutta fresca (meno 21,7 per cento), dei vini (meno 23,6 per cento), del latte (meno 35 per cento). Mentre sugli scaffali i prodotti agroalimentari hanno segnato una crescita (più 1,9 per cento). I costi di produzione aumentano. Ormai migliaia di aziende agricole sono al fallimento.

In questi mesi abbiamo chiesto insistentemente l’istituzione di una Cabina di regia dei controlli che mettesse intorno al tavolo gli organi di controllo e le organizzazioni professionali agricole per elaborare insieme un Piano di controlli serio, mirato ai sancta sanctorum dell’economia dell’inganno.

L’abbandono del territorio rurale nel Mezzogiorno produce non solo diseconomie, ma anche i disastri ambientali e le tragedie che stiamo vivendo in questi giorni in Sicilia e in Calabria. 

Il territorio agricolo non può essere solo un bene da consumare e cementificare. Diciamo basta all’indiscriminato consumo di territorio agricolo. In dieci anni l’agricoltura italiana ha perso terra coltivabile per oltre 1,9 milioni di ettari pari alla superficie della Puglia.

Il fenomeno della criminalità colpisce duramente gli agricoltori pugliesi.

I reati diventano sempre più ignobili. Si estendono dal furto ai danneggiamenti e agli scarichi abusivi, dall’usura al racket. In alcuni territori emerge, favorito dalla crisi dell’agricoltura e dall’indebitamento delle aziende, un fenomeno preoccupante che vede il passaggio di mano di centinaia di ettari di terra. Ci sono capitali oscuri che stanno ricostituendo un nuovo latifondo criminale.  E’ una beffa inaccettabile soprattutto per noi della Cia che con LIBERA di don Ciotti collaboriamo alla coltivazione dei terreni confiscati alle organizzazioni mafiose.

Sentiamo la mancanza di un progetto ambizioso per sostenere lo sviluppo dell’agricoltura pugliese che  in questi ultimi 5 anni non c’è stato”.