

A poco sono valsi gli sforzi degli allevatori baresi per garantire la produzione di latte sano e di qualità; nonostante gli investimenti fatti negli ultimi anni per adeguare le proprie stalle alle norme europee che garantiscono la sicurezza alimentare, il ribasso incontrollato del prezzo del latte, accompagnato da un aumento generale dei costi di produzione, ha messo a dura prova la capacità di sopravvivenza delle aziende zootecniche pugliesi.
Questa è la denuncia fatta da Cia, Confagricoltura e Copagri durante la conferenza stampa del 30 gennaio scorso, alla quale sono intervenuti Francesco Caruso, presidente della Cia, Umberto Bucci, presidente della Confagricoltura, e Vito Laterza, presidente della Copagri.
La rabbia degli allevatori è stata espressa dai tre rappresentanti di Cia, Confagricoltura e Copagri: se il nostro allarme non viene raccolto per tempo – hanno dichiarato - possiamo decretare la fine della mozzarella barese per mancanza di materia prima.
La maggioranza delle aziende, nella speranza di una ripresa del settore, continuano a operare pur con ricavi inferiori ai costi, appesantendo la propria situazione finanziaria.
In provincia di Bari, che con i suoi 180 milioni di litri di latte, rappresenta circa il 50% della produzione lattiero casearia della Puglia, a fronte di un prezzo minimo stabilito nel 2008 di circa 0,44 €/litro viene corrisposto un prezzo attuale di circa 0,34 €/litro, con una perdita netta di 36 milioni di euro per le circa 1.500 aziende zootecniche baresi di allevamento bovino.
A ciò si aggiunga la speculazione messa in atto dalle aziende di mangimi che a fronte di una netta diminuzione dei prezzi delle materie prime, non hanno di fatto ridotto i costi dei loro prodotti.
E’ inconcepibile che a seguito di una ripresa generale del mercato, dimostrato dal recupero del prezzo del latte nelle aree vocate settentrionali, diversi trasformatori del nostro territorio continuino a giocare al ribasso, mettendo a volte in atto vere azioni intimidatorie nei confronti dei produttori agricoli.
Le continue importazioni non opportunamente regolamentate creano ulteriori problemi al settore, in quanto i trasformatori utilizzano questo materiale, ingannando i consumatori ai quali viene spacciato per pugliese un prodotto che di Puglia ha veramente poco, nonostante che per garantire una sufficiente disponibilità di latte, gli allevatori si siano indebitati per l’acquisto di ulteriori quote di produzione.
A nulla sono valsi tutti i precedenti accordi sul prezzo del latte, conclusi anche con l’apporto fattivo delle istituzioni regionali, pertanto le Organizzazioni professionali agricole chiedono l’istituzione di un tavolo regionale della filiera lattiero-casearia al fine di porre in atto una serie di azioni volte a regolamentare i rapporti dell’intera filiera.