“Dopo il pessimismo e le criticità scaturiti dalle precedenti annate agrarie, pareva non si dovesse o potesse andare più giù in termini di perdita di valore delle nostre produzioni agricole, anche relativamente alle nostre migliori espressioni del settore agro-alimentare”.
È questa l’amara sintesi scaturita dal consuntivo di fine che ha fatto la C.I.A., Confederazione Italiana Agricoltori di Taranto.
“Per il sistema agricolo ed agro-alimentare della nostra provincia il 2009 è stato sicuramente il peggiore degli ultimi 30 anni, nel senso che nessun prodotto ha mantenuto, quantomeno un equilibrio economico, rispetto alle precedenti annate agrarie”.
Per quanto riguarda i Cereali, ad esempio, a fronte di un incremento di produzione di circa il 50% registratosi nel 2009 rispetto alla precedente annata del 2008, c’è stata una perdita secca di oltre il 18 % del prezzo base per quintale.
Per i prodotti Vitivinicoli, a fronte di un incremento produttivo del 10 % circa, si è registrata una perdita di oltre il 23 % del prezzo, arrivando all’assurdo che le uve pregiate della nostra provincia, come il Primitivo di Manduria, nella migliore delle ipotesi non hanno superato i 40 al quintale, attestandosi intorno ad un prezzo medio di 26 – 27 euro al q.le.
L’Uva da tavola, altra grande primizia del nostro sistema agro-alimentare, a fronte di una sostanziale tenuta sul piano quantitativo (+ 6%), ha fatto registrare una perdita del 16% circa del prezzo che non ha consentito a cultivar di pregio come l’uva Italia di superare i 0,30 – 0,35 al Kg.
Per quanto riguarda la nostra Olivicoltura, a fronte di un calo quantitativo del 9,2 % si è registrato un crollo di circa il 50 % del prezzo; nella zona orientale della nostra provincia ad esempio, dove si sviluppa la maggior parte della olivicoltura jonica, il prezzo al quintale delle olive non ha superato i 17 euro.
Gli Agrumi della nostra Conca d’Oro, a fronte di una sostanziale tenuta dal punto di vista quantitativo (+ 3%), hanno fatto registrare un decremento di circa il 10 % del prezzo; le nostre Clementine, ad esempio, vengono vendute ad un prezzo di circa 0,30 – 0,35 euro al kg. mentre le nostre arance vengono vendute ad un prezzo di 0,20 – 0,25 euro al Kg.
I prodotti Lattiero-Caseari della Murgia hanno fatto registrare un decremento medio del prezzo del 6% circa con punte dell’ 8,51 % come nel caso della mozzarella, così come i nostri Animali da carne hanno fatto registrare un decremento del prezzo molto preoccupante, ad esempio: Bovini (4,72 %), Manze (3,71 %), Vacche (7,06 %), Pecore (2,07 %), Galline (20,97 %), Tacchini (5,87 %), Suini (7,71 %).
I costi di produzione hanno mantenuto la loro pressione nella gran parte dei casi in maniera costante, in altri, come ad esempio per le materie prime, si è registrato un aggravio superiore al 20 %.
Questa situazione ha determinato una perdita del Valore Aggiunto del comparto del 19.7%, quantificabile in circa 102 mln di euro.
“Il continuo impoverimento delle nostre aziende agricole ha determinato un saldo negativo delle iscrizioni presso la Camera di Commercio, tra il 3° trimestre 2008 ed il 3° trimestre 2009 di 419 aziende, portando il totale degli iscritti nell’apposita sezione da 13.058 a 12.639”.
La C.I.A., Confederazione Italiana Agricoltori di Taranto, esprime fortissime preoccupazioni per lo scenario sopra descritto e ciò sopratutto per la totale insensibilità mostrata sino ad oggi dalle istituzioni, in particolare dal Governo Nazionale nel prendere atto di questa situazione allarmante e di adottare quindi gli opportuni provvedimenti per sovvenire l’intero comparto.
“Dopo le manifestazioni di piazza di novembre e dicembre scorsi ad esempio, a fronte delle molteplici richieste avanzate dalla nostra organizzazione, siamo riusciti ad ottenere solo il rifinanziamento del Fondo di Solidarietà Nazionale, con circa 300 mln. di euro, tra l’altro, neanche con risorse aggiuntive a quelle già inserite nella Legge Finanziaria, ma semplicemente spostando le risorse dall’OCM vitivinicola e da altre voci destinate all’agricoltura. Quindi, per dare all’agricoltura è stato tolto all’agricoltura”.
“Per tutti gli altri interventi da noi richiesti non vi è stata alcuna risposta, facendo denotare una totale insensibilità del Governo verso questo settore economico. Eppure, in situazioni analoghe riguardanti altri settori produttivi, come l’industria, il terziario, l’edilizia, etc. sarebbero scattate automaticamente misure di sostegno, come gli ammortizzatori sociali, sgravi fiscali, contributivi e quant’altro. Le nostra aziende invece, a fronte delle conclamate difficoltà di mercato, sono costrette a dover fronteggiare le scadenze più disparate, contributive, fiscali, tributarie, bancarie, etc.”.
“Non è difficile comprendere che lo spirito di sopportazione e la proverbiale tenacia dei nostri agricoltori sta segnando il passo a favore di uno scoramento e di una rabbia difficilmente controllabili”.
A qualsiasi livello la C.I.A. continuerà la mobilitazione affinché il Governo adotti misure straordinarie di sostegno se ormai non più, con la Legge Finanziaria del 2010, ...